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Giorno per Giorno Anno 3 nr. 1

«Giorno per Giorno», anno 3, n. 1 — 30 gennaio 1974

Periodico / giornale · 28 pagine · pubblicato il 22/10/2026

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Di cosa parla

Primo numero dell'anno III di «Giorno per Giorno», quindicinale dedicato a Martina Franca (30 gennaio 1974, edito dallo Studio C 2, 28 pagine).

Politica e società: un lungo dibattito sulla vertenza sindacale e sul sindacalismo a Martina, con l'intervento del segretario locale della CGIL nella «Tribuna cittadina»; la rubrica «La parola ai lettori», con le lettere dei cittadini; un fatto di cronaca locale raccontato attraverso le dichiarazioni dei protagonisti.

Storia e tradizioni: la seconda parte di «Congreghe e associazioni pie martinesi d'altri tempi», a cura di Michele Pizzigallo; un servizio su «La chiesa di S. Antonio ai Cappuccini nel turismo, nell'arte, nella storia».

Cultura: la consegna del premio «Nuove Proposte» a mons. Guglielmo Motolese; le impressioni su un artista locale; i risultati del X Premio Comunità «Giovanni XXIII» per poesia, pittura e fotografia (giurie del 27 e 28 dicembre 1973); una mostra alla Galleria «S. Basile».

Città e sport: il piano regolatore aggiornato depositato al Comune; il bilancio comunale 1973 nel Notiziario; il campionato del Martina a metà stagione, con il dibattito sull'allenatore.

Il numero contiene anche molte inserzioni pubblicitarie di negozi e imprese martinesi dell'epoca.

Il sunto è una sintesi dei contenuti, controllata dal curatore del sito. Per citare o verificare un dato, fai riferimento al documento originale.

Sommario

Testo

Inizio del documento

pagina 1

ANNO III — N. 1 — 30 GENNAIO 1974 Sped. abbon. post. gr. Il — Pubbl. inf. 70 %

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Un impegno per tutti: incentivare la ribalta del nostro turismo (foto Benvenuto

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Qulndicinale dedicato a Martina Franca edito dallo Studio C 2 ANNO III — N. 1 31 Gennaio 1974 Direttore Lorenzo Castellana Direttore amministrativo Angelo Costantini Collaboratori Giovanni Caramia Mario Costantini Lorenzo D‘Arcangelo Giovanni Liuzzi Piero Marinò Nicola Marturano Benvenuto Messia Michele Pizzigallo Maria Semeraro Direttore responsabile Cristiano D‘Annunzio Autorizzazione del Tribunale di Taranto N. 3013 del 15—4—1972 Una copia L. 150 Abbon. annuale: L. 3.000 Abbon. sosten.: L. 10.000 Abbon. estero: L. 7.000 c.c.p. n. 26/2785 Direzione, redazione e amministrazione:

Via Cappuccini, 703/A Martina Franca Telef. 723.620 Pubblicità: Studio C2 Tariffe: L. 700 mm per col. finanziari e legali Stampa:

Grafischena — Fasano

Il fine di un dibattito: Per una vertenza sindacale, oggi e nel futuro, sempre meno irrazionale

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Con «Luci ed ombre del sindacalismo a Martina » avevamo affrontato non un tema storico o, se volete, una questione storica, col gusto della rievocazione culturale; né avevamo sancito, come qualcuno ha equivocato, una esclusiva risolu— zione di un problema ancora attuale, bensì ci si era accostati con prudenza di giudizio e con serio impegno civile, che hanno sempre caratterizzato « Giorno per Giorno », ad un fondamen— tale nodo della nostra economia, col solo intento di contribuire a scioglierlo col concorso di proposte chiare, di intenti sco— perti ed inequivocabili, di indagini né parziali né preconcatte dei fatti, col concorso, infine, di un sereno riesame dei passati comportamenti. Avevamo concepito, insomma, insieme col ser— vizio, un DIBATTITO, per precisare le distinte posizioni, senza i limiti della tensione dello scontro o le pressioni del conse— guimento di fini immediati, così come accade nel tète—à—tète delle vertenze.

L‘economia e il sindacalismo non sono forze irrazionali che obbediscono a codici decifrabili soltanto da pochi iniziati; né costituiscono ambiti privati, in cui sia vietato l‘accesso alla forza progressista del dibattito civile; viceversa noi pensia— mo che nella misura in cui all‘economia e al sindacalismo anche di marca locale ci si accosti con la logica della verità dei fatti e dell‘interesse della collettività, in misura proporzionale l‘eco— nomia e il sindacalismo vengono sottratti rispettivamente alla provvisorietà di una condizione patriarcale e alla parzialità di una fazione pseudo—politica.

Il dibattito non è mancato né sono mancati gli esiti posi— tivi immediati di esso: abbiamo letto per esempio di errori commessi, di impecni da parte di sindacalisti di adeguare le richieste sulla base di una attenta verifica delle condizioni ge— nerali dell‘economia locale, di condanna non interessata di oc— cupazioni o altre forme di sopraffazioni, che finiscono per ri— torcersi a danno della causa sindacale stessa: tutte premesse queste essenziali per trattative eque e sollecite.

In conclusione, abbiamo recato il nostro contributo col ser— vizio e il dibattito successivo perché la vertenza sindacale oggi e nel futuro sia sempre meno un temuto scontro di posizioni irrazionali e assuma il suo naturale ruolo di civile dialettica al servizio del superiore interesse della comunità.

Ci dispiace soltanto che alla umiltà finalistica assunta dal nostro collaboratore siano corrisposti alcuni incomprensibili at— tacchi personali. « Ma per il bene della nostra città, si può anche » accettare di subire incivili offese.

LORENZO CASTELLANA

* la parola ai lettori *

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«Giorno per Giorno » pubblicherà lettere che trattano esclusivamente argomenti di interesse pubblico e che recano, chiaramente indicati, nome, cognome e indirizzo dei mittenti.

Tuttavia la firma non verrà pubblicata su richiesta del mittente. GIUSTA PRECISAZIONE A completamento di quanto risposto alla lettera apparsa sul numero scorso, riguardan— te le vie Fanelli e Stefano Orimini, siamo in grado di fornire l‘iter dell‘interessamento delle autorità a riguardo, in seguito ad incontro avu— to con l‘ufficiale sanitario dr. Silvestro Chia— relli, che giustamente si è ritenuto a torto chiamato in causa.

Il 6 giugno 1973 l‘ufficiale sanitario faceva esposto al Sindaco, dichiarando che la zona compresa fra le due strade in questione tro— vavasi in uno stato di completo abbandono igienico; tale che rendeva necessario ordinare ai proprietari la rimozione dei rifiuti e la di— sinfestazione del posto. A ciò fece seguito la ordinanza del Sindaco che notificava il 15 giu— gno ‘73 ai proprietari, vedova Lucarella e co— struttori edili Massafra e Recchia, di provve— dervi entro 5 giorni. Pur non essendo più par— te in causa, tuttavia il 21 settembre 1973 il vigile sanitario faceva rapporto all‘Ufficiale Sa— nitario e al Pretore di Martina Franca, riba— dendo che la zona trovavasi ancora ridotta a vero e proprio letamaio. Successivamente, dan— do ancora dimostrazione di zelo, l‘Ufficiale Sa— nitario otteneva, senza averne diritto, che una squadra di netturbini liberasse la zona dai rifiuti. Il resto spettava e spetta evidentemen— te alle autorità che hanno potere di rendere esecutivi i provvedimenti. A tale proposito ab— biamo appreso che detti proprietari sono stati condannati al pagamento di una multa.

Nel dare atto all‘Ufficiale Sanitario dello ze— lo mostrato in tale occasione, « Giorno per Giorno » rinnova l‘auspicio che, magari con recinzione imposta dalle autorità competenti, si ponga fine ad uno sconcio igienico intolle— rabile.

Egregio Direttore, nel complimentarmi, desidero esprimerLe vivo apprezzamento per la sua rivista, che già affermatasi per il suo contenuto e lo stile a tutto vantaggio della nostra bella Martina, ritengo debba continuare, perché contiene chiare idee e possiede le qualità idonee per affermarsi con maggiori successi.

Auguro a Lei e a tutti i suoi collabora— tori infiniti e deferenti ossequi.

Giuseppe Fasano Gentilissimo Direttore, in quest‘ ultimo periodo, a Martina, si sono tenute alcune mostre di pittura mol— to significative. Con rincrescimento ho no— tato che su ”Giorno per Giorno” non c‘è stato nessun intervento per interessare la popolazione, all‘infuori di una brevissima segnalazione sul notiziario.

A tal riguardo colgo l‘occasione per se— gnalare una mia personalissima ”impressio— ne” sulla pittura di Umberto Ferrelli che in particolar modo mi ha colpita. Se lei lo crede opportuno, sarei lieta che pubblicas— se ”Le mie impressioni ” firmandole solo con le mie iniziali.

A. R.

Pubblichiamo certamente la sua « impres— sione », perché interpreta, fra l‘altro, un no— stro programmato impegno nei confronti di Ferrelli.

Ci dispiace solo della mutilazione ingiu— stificata della sua firma.

Il fatto di cui si parla attraverso le dichiarazioni dei protagonisti:

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Dr. FRANCESCO DE GIORGIO Debbo innanzitutto osservare che il provvedimento adottato a mio carico, oltre alla sua singolarità (è la prima volta a quanto mi consta, che il Consiglio Superiore trasfe— risce di ufficio un Magistrato che non versi in alcuna delle ipotesi di incompatibilità pre— viste dalla legge né che abbia ricevuto contestazioni di natura disciplinare o penale) sa— rebbe viziato gravemente di incostituzionalità, giacché la legge cosiddetta Togliatti del 31 maggio 1946, n. 511, a giudizio dello stesso Consiglio Superiore (deliberazione del di— cembre 1972) contrasterebbe nel capoverso dell‘art. 2, ultima parte, con il disposto del— l‘art. 107 della Costituzione.

Debbo poi contestare nella maniera più ferma la fondatezza della motivazione posta a base del provvedimento, in quanto nessuna situazione di tensione e nessun contrasto si è mai verificato tra me ed altre autorità pubbliche.

Se il Consiglio Superiore ha ritenuto di ricavare tali contrasti da taluni provvedimenti da me adottati a carico di persone che esercitavano pubbliche funzioni, ha commesso un grossolano errore, giacché mai l‘esercizio legittimo dell‘attività pubblica, in genere, e giurisdizionale, in particolare, può essere da solo motivo di contrasto o tensione. Sol— tanto l‘abuso di tale attività potrebbe giustificare un cosiffatto orientamento. In tal caso è di tutta evidenza che al funzionario andrebbero contestate violazioni di natura penale o disciplinare.

Se poi il Consiglio Superiore ha ritenuto di identificare le ragioni di contrasto e di tensione nella ormai notissima vicenda che, mio malgrado, mi ha contrapposto al Sin— daco, on. Motolese, è necessario ricordare che su tale questione è tuttora in corso l‘in— dagine del Tribunale di Taranto, competente a giudicare sulla ricusazione proposta dal— l‘on. Motolese per « inimicizia grave ». Il Consiglio Superiore avrebbe dovuto attendere l‘esito di tali accertamenti e non sostituirsi al Tribunale. Occorre inoltre aggiungere che‘ nel Dicembre ‘72 lo stesso Tribunale nel rigettare l‘istanza di ricusazione mi diede atto di non avere mai preso alcuna iniziativa suscettibile di essere valutata come dettata da animosità nei confronti dell‘on. Motolese.

Sul piano morale il provvedimento preso a mio carico mi offende ancor più grave— mente, giacché ritengo di avere tenuto finora un comportamento ineccepibile. Quanto, infine, alla pretesa lesione del prestigio dell‘ordine giudiziario, rivendico il diritto di ve— dermi riconosciuto il merito di avere tutelato tale prestigio nella maniera più completa ridando soprattutto credibilità alla Giustizia, per altro così compromessa in questi ultimi tempi a livello nazionale. Ne costituiscono la riprova le manifestazioni pressoché uni— versali di solidarietà e di simpatia che ho ricevuto in ogni ambiente della città.

Concludo dichiarando che mi batterò con tutti i mezzi legali, perché mi sia resa giu stizia. E poiché ritengo che la questione trascenda il caso personale per investire pro— blemi di costume, ho deciso di rinunziare alla nomina a referendario nei tribunali ammi— nistrativi regionali; il che evidentemente non avrebbe più consentito di risolvere alla radice questo doloroso problema ».

On. ALBERICO MOTOLESE « Sul trasferimento del pretore dr. De Giorgio si è intessuta una speculazione politica assolutamente falsa e demagogica, che scopre ancora una volta la tendenza scandalistica di ben noti partiti.

Il silenzio è la risposta più appropriata a tale forma di speculazione ».

STRALCIO DELL‘ORDINE DEL GIORNO FIRMATO DAI 35 AFFERMANO che il dott. De Giorgio, nei suoi tre anni di attività professionale in Martina Franca, quale Pretore del Mandamento,t con l‘attaccamento al dovere, l‘enorme mole di lavoro svolto,

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l‘equanimità nei giudizi, la sollecitudine estrema nella trattazione degli affari civili e pe— nali, ha dato lustro al prestigio dell‘Ordine Giudiziario, meritandosi la simpatia di molti e la stima di tutti;

FANNO VOTI perché l‘Onorevole Consiglio, evidentemente male informato sulla reale situazione dei

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fatti, voglia disporre di urgenza tutte le indagini del caso, dicendosi pronti fin d‘ora a portare un contributo personale per la ricerca della verità, e provve

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del trasferimento.

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UNO DEGLI AVVOCATI NON FIRMATARI DELL‘ORDINE DEL GIORNO CI HA DICHIARATO: Noi abbiamo sottoscritto l‘ordine del giorno dei 35 fra avvocati, procuratori e pratic

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procuratori per due ragioni:

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1) Non si può accettare di sottoscrivere un documento varato da un gruppo soltantd

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di avvocati, senza cioè che vi sia stata una democratica discussione.

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2) Non si hanno dati certi per giudicare l‘operato del Consiglio Superiore della Magi— stratura, che è organo autonomo a tutela del Magistrato. Anzi se elementi

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mente nei confronti del dr. De Giorgio.

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CONGREGHE E ASSOCIAZIONI PIE MARTINESÌI D‘ALTRI TEMPI

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a cura di MICHELE PIZZIGALLO (2° PARTE) Se le pie associazioni, di cui si è finora par— lato, erano a composizione mista, la Congrega— zione della Vergine della Misericordia era ri— servata agli ecclesiastici secolari, Venne costi— tuita nella prima metà del secolo XVII, con molta probabilità nel 1640, «da alcuni preti di vita esemplare », appartenenti alla Regola dei Padri Pii Operai di Napoli. Gli associati avevano il compito di «far la cerca per i bi— sognosi e per gli ammalati poveri, e di predi— care ed istruire il popolo ».

La Congregazione ebbe rendite proprie fin dal suo costituirsi. È dato, infatti, sapere che l‘abate Pietrantonio Mita, « invaghito di si san— to esercizio, legò alla Congregazione un pingue legato, consistente nel parco detto i Trasconi nella contrada detta de‘ Monti di Semeraro, il frutto del quale ogni anno doveva impiegarsi in vestir povere orfane, ed in ogni triennio nella santa Missione ».

Come tutte le buone istituzioni che, facen— do appello alla buona volontà, allo zelo cari— smatico, al dono di sé agli altri, durano con ef— ficacia finché hanno vita e vigore i pii fonda— tori e i primi entusiasti proseliti, cosi la Cor#— gregazione della Misericordia non ebbe vita lunga nel suo benefico impegno. Alla fine del secolo XVIII non esisteva che «di puro no— me». Agli inizi del secolo XIX le sue rendi— te furono tacitamente assorbite dalla Congre— gazione della Misericordia, che nei brevi anni in cui fiori fu feconda di salutari conquiste assitenziali e morali fra le classi più umili, era da attribuirsi alla « trascuraggine degli Arcive— scovi, che a tutto altro han pensato nelle visite che a riformare i costumi del clero ».

# i * Aperte esclusivamente ai laici erano, invece, la Congrega di Santa Pace e la Congrega di Santa Croce.

La Congrega di Santa Pace fu fondata, con molta probabilità, nella prima metà del secolo XVII da un ignoto frate domenicano, sotto il titolo della Vergine del Roszrio. Non si cono— scono i motivi dai quali fu indotto il pio fon— datore, la cui iniziativa risulta un doppione della Confraternita della Vergine del Rosario, costituita nel 1535 dal domenicano Geronimo Adamo, con oratorio situato nel chiostro del Convento di San Domenico. Alla storia, però, la seconda Congrega del Rosario è passata col titolo di Santa Pace, perché assunse come ora— torio l‘antica chiesa beneficiale, di libera colla— zione, di Santa Pace, dietro il pagamento del «censo annuale di carlini otto al beneficiale di essa ».

Per alcuni decenni, la cura spirituale della Congrega restò affidata ai domenicani; ma il 1665, per disposizione dell‘arcivescovo Tom— maso Sarria, passò «ai sacerdoti secolari sen— za ingerenza alcuna de‘ frati domenicani ».

La Congrega era « povera, composta di soli campagnoli e priva di soggetti buoni per eli— gersi a direttori». Motivi non ultimi della vita precaria della pia associazione, che alla fine del secolo XVIII entrò in piena crisi. La crisi della Congrega portò alla lenta rovina, per incuria, della Chiesa di Santa Pace, che nella seconda metà del secolo scorso fini col perdere i connotati architettonici e carismatici di luo— go sacro, onusto di storiche memorie.

# X # Ugualmente «composta di gente povera e malamente diretta» era la Congrega fondata sotto il titolo della chiesa di Santa Croce, da cui prendeva nome anche un popolare vicinato del settore greco. Non si conoscono né l‘anno di fondazione, né il nome del fondatore.

Si sa, però, che l‘avita chiesa di Santa Croce, che era beneficiale di giuspatronato della fami— glia Presacaro, ora estinta, fino al 1630 aveva ospitato la Congrega della Natività, eretta il 1621 dall‘arcivescovo Antonio d‘Aquino, per sollecitudine dei Gesuiti, venuti a Martina a 5

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predicare la missione. Il 1630, per disposizio— ne dell‘arcivescovo Francesco Sanchez de Vil— lanova, la Congrega della Natività venne tra— sferita «sopra una delle case dell‘Ospedale ».

Fin dai primi anni della sua esistenza, la Congrega di Santa Croce non ebbe vita facile. La chiesa omonima, infatti, « per l‘incuria dei suoi padroni », venne chiusa e interdetta. Il 1696 il « padre Bruni, gesuita, buon servo di Dio », per salvare la benefica istituzione, cu— rò il trasferimento dell‘oratorio «in un sito dirimpetto alla chiesa della SS.ma Annunziata, fuori la porta di S. Maria ». Nel nuovo oratorio la Congrega restò in vita per qualche decennio. Poi si sciolse, e i « suoi sacri arredi passarono da una mano all‘altra ». L‘oratorio rimase cap— pella privata per alcuni anni; quindi « andò a farsi cantina di vino ». Qualche anno addietro era deposito di legnami.

Commenta amaramente l‘Anomato: « Certe opere che sembrano giovevoli al bene spiritua— le delle anime, nel proseguimento, partoriscono mali e scandali inevitabili e niun rispetto alla Chiesa di Dio; onde, il formarle non ha da essere un semplice moto di fanatica divozione, ma un sodo prevedimento di perseveranza in bene, per non prorompere in male ».

# de Il commento dell‘Anomato è una stronca— tura senz‘altro precisa e calzante. Ma è dove— roso aggiungere, per non prestare motivi e obiettivi ai facili dissacratori della tradizione, ma soprattutto per percepire il vero significato della presenza e della fortuna delle congreghe nella storia e nel costume martinese, che le congreghe, sia quelle scomparse che quelle an— cora esistenti, hanno assolto un ruolo di note— vole portata civile e democratica.

Sul piano civile, le comgreghe hanno dato corpo alla scelta e alla coesistenza delle ma— trici strutturali e ideologiche della cultura del— la nostra gente: lavoro e religione. Sul piano democratico, le congreghe, quantunque divise e differenziate per classi e categorie di lavoro, risultano una scuola di libertà e di contesta— zione sempre viva, spesso audace e pugnace, soprattutto quando appariva esorbitante Tl‘in— gerenza dell‘autorità, civile o religiosa che fos— se. La riprova di ciò è negli obblighi statutari di ogni congrega, che fin dai tempi del domi— nio spagnolo hanno tenuto fede al sistema, mai interrotto neppure durante il regime fa— scista, delle libere elezioni nella vita interna.

Si può, quindi, concludere che nelle congre— ghe i campagnoli e gli artieri hanno imparato a conoscersi, a ritrovarsi, ad organizzarsi, per— venendo ad un costume di vita e di opinione, che a lungo andare, nonostante le deviazioni e le distorsioni, derivanti per altro dai condi— zionamenti dei vari centri di potere, si è tra— sformato in humus fecondo di democrazia e di progresso civile, OLEIFICIO

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Vincenzo LUCARELLA

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TRIBUNA CITTADINA: anche se non ci sono 1 sindacalisti ‘importante è che ci siano i sindacati

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a cura di GIUSEPPE MASSAFRA Segretario della sezione locale della C.G.I.L. ...

Con notevole ritardo ho potuto leggere il n. 15 di «Giorno per Giorno » e non perché mi ero trascurato, ma solo perché la rivista, nell‘edicola, si legge 10 giorni prima che giun— ga agli abbonati e, per accorgermi di questo fatto, ha contribuito la stranezza dell‘articolo di Paolo Aquaro, sulla locale situazione sinda— cale, che alcuni amici, sorpresi dalle afferma»

zioni dell‘articolista, vennero a riferirmi.

Il discorso sul sindacalismo locale non può esaurirsi dalle colonne della rivista e non tanto perché sarebbe troppo lungo e sicuramente po— lemico, ma più che altro perché si parte da concezioni diametralmente opposte.

Incominciamo per dire: come hanno potuto giudicare l‘articolo di Paolo Aquaro, apparso sul n. 15 di questa rivista, quei cittadini mar— tinesi e non solo martinesi, che sanno che su— bito dopo la liberazione a Martina Franca, e cioè nel 1944, si dette vita alla Lega Conta— dina unitaria e che nel volgere di pochi mesi organizzava oltre 3500 braccianti e contadini poveri? Come giudicano l‘articolo quei cittadi— ni che ricordano le grandi lotte di questa ca— tegoria ai tempi dell‘imponibile della mano d‘opera in agricoltura, le lotte del 1962—‘63—‘64 per l‘assistenza e per la rinascita del Mezzo:

giorno?

Potremmo pure giustificare Paolo Aquaro (sempre grave per un giornalista) per Tl‘inizio della storia sul sindacato, perché all‘epoca egli era troppo giovane, ma che non conosca nean— che come sono andate le cose dal 1960 in poi è un fatto per lui molto grave.

Quello che lui esprime nel suo articolo evi— dentemente sarebbe il desiderio della borghe— sia martinese, la quale fallì il suo primo ten— tativo nell‘ottobre del 1946 con la scissione sindacale. L‘articolista ha mai saputo che la città natale della scissione, prima assoluta in Italia, è stata Martina? Ebbene, se tiene conto di queste cose del dopo guerra e si incomo»

dasse poco poco di prendere visione dell‘atto del Notaio Cisternino del 27 luglio scorso, re— gistrato il 14 agosto 1973 al n. 22326, volume 1286, sulla costituzione del Sindacato Autono— mo dei Netturbini, darebbe certamente una versione diversa sul « PERCHE‘ DIVISI AP— PENA NATI ».

Ma procediamo per ordine: La Lega Contadi— na della C.G.I.L., ora Federbraccianti C.G.I.L., da subito dopo la scissione dell‘ottobre 1946 ha organizzato costantemente, tutti gli anni, fino a tutt‘oggi circa 2000 braccianti e conta— dini poveri. Ha condotto le sue lotte autono— mamente, ha al suo attivo grandissime manife— stazioni che tutti dovrebbero ricordare. È pos— sibile mai che Aquaro non sappia che dal gen— naio a maggio del 1964, con tutta la copertu— ra politica a tutti i livelli che avevano i padro— ni e la carenza di leggi a salvaguardia dei la— voratori, la C.G.IL.L. ha condotto una dura lot— ta in tutte le aziende di confezioni, grandi e piccole, e che molte cose cambiarono con il riconoscimento di tutti gli istituti più essen— ziali, quali l‘orario di lavoro, la gratifica nata— lizia, le festività nazionali ed infrasettimanali, migliorando anche la paga di fatto? E allora che significato ha: « ERGO L‘ASSENZA COM— PLETA DI QUALSIASI SINDACALISMO — IL _ SINDACALISMO NON ATTECCHISCA GRANCHE‘ AL MONDO CONTADINO » ed altre cose del genere. Tutt‘al più deve dire «Io non so niente» e basta.

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Infatti una debolezza nella memoria di co— stui si nota subito dalle inesattezze che lui di— ce. La stagione calda, ad esempio, per lui è avvenuta nel 69/70 e cioè due anni prima; secondo lui è stata l‘emancipazione della don— na che ha portato alla lotta del 1971/72.

Per essere imparziale e senza togliere alcun merito all‘emancipazione della donna, devo ri— cordare a Paolo Aquaro che su 453 lavoratori e lavoratrici che aderirono al nostro Sindacato nel 1964, 267 erano uomini e la maggior parte di essi con carichi di famiglia; e allora! si trat— ta di tutta una concezione sbagliata.

Sicché, con tutta la mancanza di un Lama, Storti o Vanni, anche a Martina come altrove, la finestra non è che è stata lasciata aperta, ma è stata aperta dal Sindacato, la cui vigi— lanza coraggiosa, che non è certamente di tut— ti, ha impedito alla borghesia di chiuderla.

Non può farsi un parallelo tra la funzione del Sindacato al Centro e quello dell periferia, qualunque sia la scala metrica.

Per restare nell‘ambito delle confezioni, qua— le condizionamento sulla politica economica locale può fare il Sindacato nel campo dell‘in— dustria privata, specialmente con il tipo di Am:— ministrazione che abbiamo a Martina? A me— no che non si voglia dare credibilità all‘ordine del giorno ed allora a queste cose, per espe— rienza personale e diretta, non ho mai cre— duto.

D‘altronde, fare l‘attivista sindacale non è una cosa semplice come molti pensano e, da farlo 10 anni fa a farlo oggi vi è una gran differenza. Oggi con la carta bollata, e non certamente sulla pelle dei lavoratori, uno scos— sone, per alcuni padroni, c‘è stato, mentre 10 anni fa i lavoratori che avevano un carattere, che non sopportavano l‘albagia dei padroni, dovevano rassegnarsi a fare le valigie ed an— dare all‘estero come i vari Gallitelli, i Bruni, i Neglia e tanti altri operai specializzati. Per a questo non si è potuto dare continuità sinda— cale nelle aziende per evitare di perdere Fi— lippo ed il panaro.

La miseria è il peggior nemico del Sinda— cato ed è, al tempo stesso, la fortuna di co— loro che, da sempre, hanno avuto interesse di mantenere l‘arretratezza. Hanno preso il finan— ziamento pubblico e ne hanno fatto uso a loro piacimento. Si sono dovute attendere nuove leggi per riprendere l‘attività, ed ogni sforzo del Sindacato per giungere gradualmente ad una certa normalizzazione dei rapporti è stato considerato una debolezza da parte delle Ditte.

Costoro non avvertono minimamente la neces— sità della ristrutturazione; altro che assenza del ‘Sindacato.

Senza dubbio di errori ne sono stati com— messi anche dai Sindacati; per questo non sem— pre si è raggiunto l‘unanimità sulla linea da seguire. Sono cose queste di cui non trovo difficoltà a parlarne apertamente, anzi sarebbe l‘occasione per dimostrare, a chi ancora non è sufficientemente convinto, che nella C.G.I.L.

questa libertà c‘è sempre stata.

Io personalmente sono per la carta bollata e non da oggi. Quest‘anno si dice che per i cappottari le cose sono andate bene, lo affer— mano gli stessi padroni; eppure si è ripetuta la stessa storia dell‘anno scorso; illegittima— mente, dalla misera gratifica natalizia che dan— no ai lavoratori, si decurta la cinque, la dieci mila lire; alcune Ditte continuano con i licen— ziamenti fittizi, in coincidenza con il 22 dicem— bre, per non pagare le festività infrasettimana— li sia natalizie che di Capodanno.

È evidente allora che sono le Ditte che han— no sempre forzato la corda e se non cambiano rotta, di questo passo, fra non molto rimar— ranno senza operai, anche a voler superare i minimi contrattuali, perché sarà troppo tardi.

Per concludere, caro Paolo Aquaro, la so— pravvivenza o meno dell‘industria di confezioni martinesi dipende dai padroni e solo da essi.

...e di MARTINO GRECO Segretario A.S.L.I. CONF., CISAL Nei precedenti numeri ho letto con interes— se l‘opinione sia del dr. De Giorgio che di Paolo Aquaro sul sindacalismo « cappottaro » martinese.

Poiché la vicenda è da me vissuta nella veste di segretario dell‘A.S.L.I. Conf. CISAL, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.

A parte la personale presa di posizione di ignorare tutto quanto fatto dall‘A.S.L.I. Conf.

CISAL, gli articolisti che mi hanno preceduto hanno provveduto a farcire di teorie più o meno accettabili il loro lavoro.

Mi distinguerò da essi principalmente per— ché offrirò al lettore qualche cifra veritiera, e facilmente controllabile, relativa alla situazio— ne prima del 1972 e dopo.

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Innanzi tutto devo precisare che la durata del primo contratto A.S.L.I. Conf. CISAL, de— positato presso l‘Ufficio Regionale del Lavoro, è 1—1—1972 — 31—12—1973 (e non come afferma» to dal dr. De Giorgio 1—1 — 31—12—1972). A de— correre dall‘1—1—1973 era stato previsto un au— mento del 5 %. In seguito a trattative fu in— vece ottenuto: da una parte il 15 %, dall‘al— tra l‘istituzione della contingenza che per il primo anno di contratto non era stata prevista.

Passando alle cifre, dopo un anno di esi— stenza l‘A.S.L.I. Conf. CISAL aveva portato la paga giornaliera della 1* categoria (per bre— vità mi asterrò dall‘elencare le altre) da lire 2.500 (al 31—12—1971) a L. 4.130 lorde + Conr— tingenza (che attualmente è di L. 402 giorna— liere).

Quando si è in precedenza parlato di Sin— dacati, ci si è riferiti unicamente alla Triade (CGIL, CISL e UIL). Un osservatore obiet— tivo, al corrente sia degli errori commessi dal— la Triade che dei modi in cui si è svolta la azione del sindacato autonomo, può unicamen— te concludere che lo stesso si è tempestiva— mente accorto degli errori dei colleghi e, in— vece di farne un elenco alla fine, li ha capiti e superati.

Se quanto fatto dal sindacato autonomo, bu— rocrazia e « redini » a parte, lo avesse fatto la CGIL con in testa posata la mano dei « gran— di » di Martina, l‘attuale condizione dell‘ope— raio « cappottaro » martinese sarebbe stata una grande realtà. Purtroppo è stato fatto da sco— nosciuti, rospo duro da ingoiare.

A proposito poi del fatto che le paghe, cau— sa la svalutazione intervenuta in questi ulti— mi due anni, non si sono nemmeno adeguate a quelle del 1971, ritengo opportuno ricorda— re che gli scatti di contingenza dovrebbero, in teoria, compensare il diminuito potere d‘ac— quisto della lira. Se ciò non avviene è a causa del condizionamento delle statistiche Istat, in funzione della composizione politica del Go— verno (7 punti al colpo, Governo Centro—De— stra. Quando poi la spinta inflazionistica è più forte solo 4 punticini, ciò perché il Governo di Centro—Sinistra sta facendo, a parole, una politica di contenimento dei prezzi). In ogni modo mi sembra un discorso che esula dalla situazione economica locale perché investe la intera nazione.

A questo punto mi è particolarmente gra— dito (per smentire che la situazione è sta— gnante) annunciare il raggiunto accordo, dopo laboriose trattative iniziate sin dal Novembre ‘73, fra l‘A.S.L.I. Conf. CISAL e l‘Associa— zione Piccoli Industriali Confezionisti di Mar— tina Franca, per un rinnovo di 2 anni del con— tratto scaduto il 31—12—1973.

Le principali modifiche apportate sono:

1) Paga operaio 1° categoria:

—— dall‘1—1—°74 L. 130.000 circa mensili, su— scettibili di aumento in relazione agli scat— ti di contingenza;

—— dallP1—9—‘74 L. 145.000 circa mensili, su— scettibili di aumento in relazione agli scat— ti di contingenza;

2) Ferie da gg. 16 a gg. 18 lavorativi,;

3) Malattia: il datore di lavoro integrerà l‘80 % della paga effettiva dal 10° al 21° gior— no ed il 100 % dal 21° al 180°.

Sono inoltre previste altre condizioni mi— gliorative riguardanti le categorie, gli scatti biennali di anzianità (dall‘1—1—°74 verrà appli— cato il primo) ed infine la sicurezza del lavo— ro. Abbiamo infatti ottenuto l‘impegno ufficiale e scritto di tutte le industrie di confezioni Martinesi ad assicurare la continuità del lavo— ro. Eventuali sospensioni, per cause di forza maggiore, devono essere preventivamente di— scusse, ed eventualmente approvate, da una Commissione paritetica.

I timori sull‘avvenire del « maestro cappot— taro» (strettamente collegato a quello della sua industria) non sono fugati; i risultati ot— tenuti possono farci guardare serenamente solo al presente. Se il futuro nasconde insidie e sciagure potremo soltanto consolarci di avere « compagni al duol », saremo però coscienti di aver fatto, nel nostro piccolo, quanto andava fatto per salvare baracca e burattini.

SEGRETARIO A.S.L.I. CONF. CISAL Martino Greco

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i # AVVENIMENTI CULTURALI MARTINESI

Consegna del premio ” NUOVE PROPOSTE ,, all‘arc. mons. Guglielmo Motolese

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Il grado di maturazione civile e culturale di una intera comunità cittadina lo si può facil— mente misurare dalla disponibilità a riconosce— re i meriti dei propri figli più illustri, nel pre— miarne gli sforzi compiuti e soprattutto nel tra— mandare ai posteri la memoria di coloro che operarono nel passato umili ed attivi e con— tribuendo con la loro opera ad arricchire la par— ticolare fisionomia della propria città.

Ed è proprio questo il significato più auten— ticamente valido da attribuire alla cerimonia delia consegna del terzo premio « Nuove Pro— poste » all‘arcivescovo di Taranto mons. Gu— glielmo Motolese e nel ricordare contempora— neamente una rappresentativa figura della vec— chia Martina il maestro scalpellino Francesco Corrente detto Marcomagno.

Il terzo premio « Nuove Proposte » che viene periodicamente assegnato ad illustri personaggi che con la loro opera hanno contribuito allo sviluppo culturale, sociale ed artistico della Pu— glia, è toccato, quindi, questa volta a Mons. Guglielmo Motolese; ed è particolarmente si— gnificativo il fatto che questo riconoscimento gli è arrivato proprio quando egli raggiungeva un‘altra prestigiosa meta del suo ministero pa— storale, la nomina, cioè, a vice presidente della Commissione Episcopale Italiana.

Figura complessa quella di mons. Motolese in cui le straordinarie doti di pastore della chie— sa si completano nel senso di una cultura squi— sita, capace di apprezzare il valore sociale e formativo dell‘opera d‘arte e di esserne egli stes— so motivo di stimolo alla creazione di altre.

E tutto questo viene chiaramente messo in luce dalla motivazione stessa con cui gli veni— va conferito il premio « Nuove Proposte »: in essa, infatti, si riconosce come l‘opera di mons. Motolese non si limiti esclusivamente al setto— re religioso, ma finisce per abbracciare tutte le attività della vita associativa, in cui egli si inserisce con tempestività e sereno equilibrio.

Nel campo dell‘arte, poi mons. Motolese ha letteralmente promosso nella sua diocesi una vera rinascita dell‘architettura sacra con l‘ere— zione di numerosissime chiese, mentre attenta era la sua cura volta al restauro e alla conser: vazione delle testimonianze del passato.

Indubbiamente verò il titolo di gloria mag— a cura di NICOLA MARTURANO giore da addebitare a mons. Motolese è l‘ere— zione della concattedrale, opera dell‘architetto Gio Ponti, che in questa superba creazione si è rivelato un autentico poeta del cemento ar— mato.

Con questa realizzazione, mons. Motolese si è idealmente riconnesso col passato, quando un altro suo illustre predecessore, l‘arcivescovo Dro— gone nel lontano 1071 riedificò il duomo taren— tino, sulle vestigia di una primitiva chiesa bi— zantina.

Ma passiamo al secondo e meno conosciuto figlio di Martina, quel Francesco Corrente det— to Marcomagno, che con la dura pietra locale ricavò immagini di profonda fantasia.

La sua figura è stata inquadrata e rievocata con parole commosse da Michele Pizzigallo in una interessante conferenza dal titolo appunto « Francesco Corrente detto Marcomagno e l‘ar— te della polvere bianca a Martina ».

Michele Pizzigallo ha voluto vedere, quindi, la figura e l‘opera di Francesco Corrente am— bientata in quella piuttosto nutrita schiera di maestri scalpellini, che contribuirono con la loro opera alla rinascita edilizia, che a Martina si verificò dopo il 1870 grazie anche alla intel— ligente azione amministrativa di Alessandro Fi— ghera.

Lo stile che predominò fu un debole neo— classico, che però diede agli scalpellini la pos— sibilità di intagliare capitelli, volute, timpani.

Un‘altra fonte di lavoro per questi artigiani fu rappresentata dalla decorazione di numerose tombe gentilizie che cominciarono ad adornare il cimitero voluto dallo stesso Fighera.

Di questi maestri della polvere bianca Pizzi— gallo ricorda accanto a Marcomagno, Martino Semeraro, un Cervellera, un non meglio iden— tificato « Coppolone ». È seguita poi un‘analisi di alcune delle più significative opere di Fran— cesco Corrente come la fontana dei Delfini in Piazza Roma, la decorazione della Cappella gen— tilizia dell‘arciconfraternita dell‘Immacolata de— gli Artieri, la tomba Vinci, lo stemma della società operaia e di alcune altre tombe situate nel cimitero di Locorotondo.

Pizzigallo ha ricostruito il personaggio non solo artistico, ma anche umano di Francesco 11

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Corrente, uomo dal carattere indipendente, piut— tosto solitario, dalle impennate violente, un e— stroso artigiano—artista in grado di modellare con sapienza la pietra con un tratto plastico vigo— roso, ma nello stesso tempo elegante ed a suo modo raffitrato come dimostrano le sue deco— razioni floreali dalla inventiva esuberante, ma contemporaneamente delicata.

Con la riscoperta e la conseguente proposta di una personalità come Marcomagno fatta da Pizzigallo un nuovo capitolo di studio si apre per gli appassionati di arte locale, a cui si offre un inedito e conseguentemente ricco di prospet— tive campo di indagine.

”IMPRESSIONI” su UMBERTO FERRELLÌ

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Anche se quello che sto per dire, non cor— risponde esattamente a quanto la critica più all‘avanguardia scriverà o ba già scritto su Un— berto Ferrelli artista, penso che egli meriti un posto considerevole tra i migliori artisti di og— gi e, per quello che ha dato e, per quello che deve ancora dare. Perciò, oltre che un elogio nei suoi confronti, il mio vuol essere un ri— chiamo sia per coloro che si interessano di arte e che senz‘altro avranno apprezzato l‘ope— ra di Ferrelli, sia per coloro che non sentono questa particolare attrazione per il ” Bello ”.

C‘è da far notare come, ancora, ci sono uomini che vivono ed esprimono la realtà con una così naturale semplicità che sembra quasi ideale, a differenza di molti altri che deside— rano solo impressionare il pubblico o stupirlo, deformandola e abbruttendola.

In Ferrelli la pittura è ” bellezza ”, è ricer— ca dell‘ infinito nel finito, della purezza nel contrasto, del profondo nel semplice. Le sue tele hanno una vita propria, sembra quasi che vi abbia infuso un‘anima. Lungi dall‘essere una immagine fotografica o una copia, esse espri— mono sensazioni e sentimenti, vissuti con par— ticolare intensità dall‘artista, diversi tra di lo— ro, ma che hanno come fulcro centrale la pro— fondità dell‘osservazione e la capacità di rie— laborarle con toni e modi propri.

La sua Arte è in ciò: egli ci lampeggia un sentimento, ci pone di fronte ad uno specchio:

spetta a noi guardarvi e scoprirvi un‘immagi ne, scoprirvi uno stato d‘animo che poi è il nostro in un particolare momento.

Egli ha saputo racchiudere in un‘immagine i sentimenti più intimi di ogni uomo: la gioia, l‘amore, il dolore, la cattiveria, la coscienza stessa della propria esistenza.

Ripeto, questa per me è Arte, cioè qualco— sa di Universale, perché a tutti dice qualcosa e per tutti ha un significato: per il passante assorto nei suoi pensieri, per la suora in me— ditazione. Le stesse immagini infatti più cru— de ed aspre, per la purezza di linee e la deli— catezza di espressione, sembrano innalzarci ver— so un Qualcosa di indefinibile e misterioso.

A. R.

A

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grappa

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riserva Galluccio

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di PAOLO AQUARO

Catalano — C

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A metà campionato ci ritroviamo a sfogliare la margherita: Catalano sì, Catalano no. Già proprio come degli innamorati timidi, stile ot— insomma. Del resto, qui a Martina ci si sta comportando proprio come degli innamo— rati rispetto al tecnico. Ché se così non fosse, chissà da quanto tempo lo si sarebbe esonerato. Eppure si continua a concedergli un lasso di fiducia. Non che, onestamente, non la meriti; ma via, con questi chiar di luna e con questi risultati la fiducia comincia a venir meno. D‘al— tro canto la domanda più legittima è questa: « E se al suo posto ci fosse stato un altro, met— tiamo, tanto per fare un nome, Ciccio Pellegri ni? ». Su, coraggio, parlate; dopo quante do meniche lo si sarebbe sbattuto fuori come una ramazza. Intendiamoci, non ho niente contro Catalano poiché se dipendesse da me saprei proprio chi mandare via, o quanto meno saprei da dove cominciare. Voglio dire che oggi tutti vedono come sia stata sbagliata la conferma di un tecnico « vecchio » su di un parco giocatori completamente nuovo. Si è fatto un po‘ come colui che acquista una « Ferrari » e poi strozza il carburatore per... risparmiare benzina! Roba da ridere. Beh, ma ormai è fatta e teniamocela, o almeno poniamo la cosa in chiave di ripara— zione contingente, momentanea. Che si può fare?

L‘altra sera ho preso parte ad una specie di gran consiglio con la troika Semeraro—Laudisa— Marinosci. E per oltre un‘ora ci si è chiesto: « Che fare? », senza avere il coraggio di affron— tare il problema di petto, direttamente, dicen— do le parole giuste per l‘occasione giusta. Il Martina boccheggia, che fare? Ma diavolo, l‘u— nica cosa che si fa in simile circostanza, si cam— bia. Funzionerà? Cribbio, se ci chiediamo se domani uscirà il sole o sarà nuvoloso senza nem— meno ascoltare le previsioni del tempo, pre— tendendo per forza una bella giornata non mi sembra che possiamo essere considerati degli uomini normali. Ascoltiamo le previsioni e at— tendiamo domattina per essere certi di come sarà il tempo. Lapalissiano. E se col cambio

ountdown?

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la cosa continua a rimanere come prima, è val— sa la pena allontanare un allenatore che in fin dei conti è una brava persona?

lo invece dico: «E se continuando a fare stare le cose come stanno si dovesse retroce— dere, come la mettiamo col pubblico? Il tifoso non accuserà certamente i dirigenti di non aver nemmeno tentato di salvare il Martina? ». Si— gnori, qui non si tratta di essere amici o ne— mici di Catalano, qui si tratta di voler o non voler bene al Martina. Senza considerare che tutti questi discorsi di carattere... affettivo non sono nemmeno degni di OPERATORI ECONO— MICI. Perché? Perché di questo passo, a pre— scindere dallo scorno della retrocessione o quan— to meno del disastroso campionato, non biso— gna perdere di vista il patrimonio—giocatori. Am— menocché qualcuno, pur di tenere fede alla pa— rola data ad un uomo (gesto apprezzabilissimo sul piano umano, intendiamoci, ma non su quel— lo utilitaristico), non preferisca... mandare via venti altri uomini (i giocatori). Capisco che è imbarazzante, comprendo che si voglia atten— dere la prova di Andria, intuisco che si cerca auiti per tirare le castagne dal fuoco, ammiro la generosità, apprezzo la speranza che tutto possa cambiare nel giro di una domenica; ma da questo a sacrificare squadra e pubblico ne passa, mi sembra! E allora? Il Martina ha bi— sogno di cambiare rotta. È disumano ma neces— sario. Aria nuova, atmosfera nuova, faccia nuova, spirito nuovo, teorie nuove. Intendiamoci sul concetto di nuovo; si intende «diverso », ecco tutto; poiché sono convinto che Catalano sia un allenatore «nuovo » che ha solo il torto di aver raggiunto ormai il PUNTO DI SATURAZIONE CON L‘AMBIENTE MARTINESE.

Quindi aspettiamo, ma non troppo. E se ci si risolverà per l‘esonero di Catalano lo si faccia con tatto e con signorilità. Lo merita. Oltretutto, Martina—calcistica ha un debito di riconoscenza verso di lui per la magnifica avventura delle serie C. Anche se i debiti pagati due volte somigliano tanto alla pratica dell‘usura.

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MANIFESTAZIONI CULTURALI X Premio Comunità ”Giovanni XXIII” Sezione poesia Il giorno 28 dicembre 1973, alle ore 10, nei locali della Comunità Giovanile « Gio— v

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Poesia del X Premio Comunità.

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La giuria composta dalla scrittrice Dott. Giovanna Bemporad, Prof. Virgilio Cor—

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rente, Prof.ssa Angela Sciacco, Prof. Nicola Marturano e dall‘universitario Antonio

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Scialpi, constatato il buon livello delle composizioni presentate, decide di assegnare i premi in palio secondo la sottoindicata graduatoria di merito: I PREMIO

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III PREMIO: « Negro » di Pietro Tundo da Galatina (Le).

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La giuria decide inoltre di segnalare, nell‘ordine, le seguenti liriche: 1) «Sud, mio rimorso » di Vittorio Errico da Collepasso (Le).

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2) «Novembre » di Mario Regina da Bari.

3) « A Pablo Neruda » di Ruggero Stefanelli da Bari. 4) «Torre ‘73 » di Giuseppe Goffredo da Alberobello. 5) «Sensazioni » di Angela Giuliani da Martina Franca.

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==> 1) Nell‘occhio della luna NELL‘OCCHIO DELLA LUNA di PAOLO POLVANI.

Rompe l‘ansimare della risacca il tramestio nervoso delle barche all‘ormeggio; La musicalità dei versi nasce la luna spia il respiro della notte, dall‘attenta percezione dei mo—

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immobile, sul mare che è uno scintillio di riflessi. vimenti della natura e del pae— Si vedono le luci della città, lontano, saggio marino con il quale l‘au— de

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tore si sintonizza con la capa;

a un sogno, forse.

cità di espressione lirica e di

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I colpi di tosse timidi dei motori a nafta,

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delicatezza di sentimenti.

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figure, giacche a vento fra le gomene gli argani le reti.

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14 Si accendono le prime lampare

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in un parlottio sommesso, qualche grido roco.

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I motori vibrano in un rombo liquido, penetrano nel ventre della notte.

I pescatori tacciono: gli occhi di Maria

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i capelli, di Maria, che s‘inanellano scuri

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la macchia d‘umidità s‘allarga sotto la volta

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dai Maria forse a settembre, forse ci sposiamo

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non mi bastano venti: la casa,

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la rete nuova scade la cambiale; trenta

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gliene chiedo trenta l‘onda enumera i suoi pericoli in uno sciabordio triste,

la barca borbotta, nell‘occhio splendente della luna.

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2) La casa d‘acero di EDOARDO CARELLA La potenza e lo stacco delle immagini evocano un animo sensibile nel quale il ricordo del passato ritmicamente si fonde col presente.

LA CASA D‘ACERO La ritrovo la mia casa d‘acero dove invecchiavo l‘umore d‘uomo stanco, e la strada bianca e fine come riga fra i capelli e il fosso verde in un rigurgito di more.

Io so dov‘è. Procedo ad orecchio ritmando l‘ansito roco ed incerto del vecchio carbonaio tubercolotico, negli occhi, triste l‘odore di cantina e di cipolla aspra. Credo nell‘armonia che libera i giorni nuovi sul bianco dei polsi d‘un ergastolano che cerca la sua luce, sul manto lucido d‘un toro fatto d‘echi e di gloria scritta tempo fa. La sento questa smania d‘alberi forti ma guardo il sogno che si fa corpo «in una tana di volpi rosse. A volte non penso al rischio eppure dovrei gesù dovrei e non ho forza... non ho proprio forza!

Sempre l‘ellisse d‘un ricordo chiaro ritorna indietro a levigare le mie acni, e fiori scioglie, quasi sapesse rendere prati, i vuoti d‘una mente.

A chi dovrei donare i nuovi dei? Acerba l‘orazione d‘un mondo acinetico che rompe i pugni sulla roccia e finge un patto ch‘è solo maschera per una vecchia storia. Anche questa casa che non è cambiata. È solo viltà credo, un modo d‘essere sinceri come a dire ” avanti mon mi ami? ”. E la risalita come una rivincita ad una sconfitta col gusto di riprovare. È là sempre la vecchia casa d‘acero occhio nero in fronte chiara e forse l‘annata riuscirà meglio se il mosto del passito morderà più dolcemente il legno antico.

——)

SEGNALAZIONI:

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3) Negro di PIETRO TUNDO.

Un anelito di giustizia pervade i versi di Tundo, semplici ma densi di liricità. Il « diritto di guardare il cielo » è la forza che vince la crudeltà degli uomini e del destino di essere negro.

NEGRO Nove mesi nel grembo di tua madre per poi venire al mondo ed essere negro.

E in risposta al tuo primo vagito ti hanno detto che per te non c‘è scampo e ti hanno detto anche che sei orfano perché tuo padre pochi giorni prima che tu nascessi ha pagato col sangue il suo colore.

Ma tu non rassegnarti, non chinar la testa.

La tua pelle è nera difendila tua madre è negra proteggila tuo padre è morto vendicalo.

Fai capire ai bianchi che anche tu hai il diritto di guardare il cielo.

1) Sud, mio rimorso di VITTORIO ERRICO.

Nella semplicità espressiva risalta in tutta la sua drammaticità il Sud. « Terra amara » il Sud, ma anche piena di umanità e di calore.

a 2) Novembre di MARIO REGINA.

Dalla brevità della composizione emerge il significato profondamente lirico del mese più triste, evocato da immagini nitide.

3) A Pablo Neruda di RUGGIERO STEFANELLI.

Nella morte di Pablo Neruda è espressa la tragedia del popolo cileno. L‘autore rivive con tono coinvolgente e accorato la figura del poeta vittima della « malaraz— za » d‘uomini che il potere ubriaca di violenza.

4) Torre ‘73 di GIUSEPPE GOFFREDO.

I versi nascono dal libero e spontaneo intrecciarsi di immagini e stacchi lirici, rive— lanti una attenta sensibilità sociale.

5) Sensazioni di ANGELA GIULIANI Una profonda liricità emerge dai versi, frutto dello sguardo attento e pensoso, pieno di sentimenti e calore umano.

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Sezione pittura

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Il giorno 27 dicembre 1973, alle ore 16,30, nei locali della Comunità giovanile « Giovanni XXIII » si è riunita la giuria per l‘esame delle opere partecipanti alla se— zione di pittura del X Premio Comunità.

| La giuria, composta dal prof. Antonio Zinzanella, prof. Antonio Carrisi, avv. Elio | Greco, prof. Vincenzo Musardo, dott. Giovanni Pizzigallo, prof. Nicola Marturano, prof. Francesco Semeraro e il giornalista Paolo Aquaro, constatato il buon livello del— l‘intero panorama espositivo, articolato nelle più valide correnti dell‘arte moderna, ha deciso di assegnare i premi in palio secondo la sottolineata graduatoria di merito:

I PREMIO ex aequo: Composizione di Abbracciavento Martino da Martina Franca.

Mattino nel Sud di Anna Roberto da Bari.

II PREMIO: Terra arida di Spada Vito da Montemesola.

III PREMIO: Metamorfosi di un albero in autunno di Conte Silvana da Taranto.

TARGA « NUOVE PROPOSTE »: Uma parte del castello di Conversano di Prunella Simone da Conversano.

TARGA « SALVATORE BASILE »: Tramonto — Albero di Ancona Giuseppe da Mar— i tina Franca.

| La giuria ha deciso inoltre di segnalare nell‘ordine le seguenti opere:

| 1) Suotte a Lame di Palmisano Carmela da Martina Franca.

2) Tragedia cosmica di Bagnardi Francesco da Fasano.

3) Il contadino di Russano Francesco da Martina Franca.

4) Fine di Velardi Tonia da Montemesola.

La giuria si è compiaciuta della validità della manifestazione ed ha auspicato un maggior potenziamento nelle edizioni future affinché i giovani artisti possano impegnarsi nella ricerca di un linguaggio artistico autonomo.

ABBRACCIAVENTO:

Composizione 1° Premio ex aequo.

La composta organizzazione del— la natura morta è potenziata dal— l‘astratto tanto da renderne pos— sibile la determinazione, sicché gli elementi si mostrano, quali nella loro fragile trasparenza, quali altri nella corposità della loro struttura: isolati nella loro realtà, unificati dalla mirabile sintesi pittorica.

ROBERTO:

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Mattino nel Sud 1° Premio ex aequo.

Lo sfondo bleu attenua, quasi addolcisce, fisionomie rese ine— spressive da un diuturno lavoro. Il segno marcato evidenzia le sofferenze di una natura avara di soddisfazioni che annulla le espressioni nella disperata ricer— ca di una impossibile felicità. Gli spazi bene organizzati de— notano un‘intensa vocazione e partecipazione alla problematica meridionalistica.

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SPADA:

Terra arida i 2° Premio.

Le ansie, le sofferenze ed i do— lori procurati da una natura ava— ra scompaiono sotto il panneg— gio di uno scialle, che pudica— v mente nasconde l‘amara ma di— gnitosa desolazione, contatto con l‘implacabile carezza della luce, divenendo simbolo di una ago— nizzante solitudine, rischiarata da un caldo soffio di umanità.

CONTE:

Metamorfosi di un albero in autunno

MENne——— 4

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è 3° Premio.

L‘elemento vivente si scompone fin quasi ad annullarsi nel con— tinuo rimescolarsi e rinnovarsi del colore, elemento vivo del quadro, ora auspicio, ora pro— dromo di rinascita, senz‘altro esemplificazione di una intima, intensa partecipazione.

muni cigan con iene

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PRUNELLA:

Una parte del castello | di Conversano Premio « Nuove Proposte ».

L‘occhio ingenuo del naif « fo— tografa » la realtà, evidenzian— done i particolari, resi efficaci dal dosato ed omogeneo croma— tismo.

L L‘adesione spontanea vivifica il # quadro cristallizzato dalla man— canza di ombre e di forme in movimento.

ANCONA: Tramonto — Albero — Premio « Salvatore Basile ».

Un albero, essenzializzato da un segno minuto ma preciso, si apre, quasi si anima, di volti che si presumono inariditi da una vita di stenti.

Il bruno onnipresente ammanta con la sua cappa i guizzi dei caldi colori naturali.

PALMISANO: Smotte a Lame — Segnalazione.

La luce, insinuandosi fra le architetture spontanee, le determina, sottolineandone i par— ticolari, in tutta la loro serena e linda semplicità, liberando il romantico colore che si sprigiona da una realtà familiare.

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BAGNARDI: Tragedia cosmica — Segnalazione.

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La tecnica assai personale puntualizza, con la polverizzazione della materia la scompo—

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sizione delle forme, un‘onirica descrizione della conflagrazione universale, in cui una

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desolata, solitaria teoria umana, per nulla rischiarata da una luce ossessiva, si contrap—

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pone alla grottesca, irridente danza della natura animale impazzita.

RUSSANO: Contadino — Segnalazione.

La realtà contadina, cui il giovane artista aderisce spontaneamente, trasferendone i

modi e le mode del suo mondo, assume valore emblematico con la tipizzazione delle trepidazioni e delle sofferenze, scavate e facilmente leggibili sul volto di u

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cui sguardo annicchilito si perde nella profondità del nulla.

L‘efficacia grafica della squisita fattura appare, però, quasi compromessa dal forzato cromatismo.

VELARDI: Fine — Segnalazione.

L‘ottima resa pittorica raggiunta con una efficace stesura cromatica e con lo stretto,

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biunivoco rapporto instauratosi fra forma umana e vegetale è frutto di una ben assi— milata, travagliata tecnica che non può non essere stata elaborata senza un

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partecipazione psicologica.

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Sezione fotografia Il giorno 28 dicembre 1973, alle ore 10, nei locali della Comunità Giovanile « Gio— vanni XXIII » si è riunita la giuria per l‘esame delle op

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guo numero delle opere, non tutte d‘altra parte attinenti al tema, ha deciso di non

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assegnare i premi in palio e di segnalare l‘opera di Rinaldi Mario, come l‘unica coerente

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col tema assegnato, cioè: L‘uomo e il lavoro.

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Le fotografie del Rinaldi presentano un contenuto poetico che sopperisce alle ca—

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renze di natura grafica.

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Tra le recenti iniziative accomunate dall‘egi— da del gruppo culturale « Nuove Proposte », si rende opportuno un riferimento, forse intem— pestivo ma doveroso, ai dipinti di FRANCE— SCO AQUARO (FRAQUE) e di DOMENICO VENTURA.

FRAQUE mostra una accentuata predilezio— ne per la figura umana, a diverse scale di osser— vazione, inserita in un paesaggio coloristicamen— te stravolto, di cui partecipa intimamente. Pro— tagonisti dei suoi quadri sono i colori, spesso violenti, talvolta trattati a larghe zone contrap— poste, talaltra frammentati in abili sminuzza— menti complementari. I risultati migliori si po— trebbero individuare in certi rapporti dialettici tra fondo cromatico e figura, quando l‘impianto formale si assesta in equilibrio tra la qualità fortemente investigatrice della luce e la presen— za vigorosamente sbozzata degli elementi de— scritti. In definitiva, una interessante versione di un mondo contadino che attraversa una crisi di valori, in quanto tradizioni ataviche si tro— vano ad essere snaturate e mistificate —— vedi le violenze cromatiche —— in un contesto mo— derno che o le fruisce consumisticamente o le distrugge. Una pittrice autodidatta che potreb— be tirar fuori degli accenti ancora più convin— centi dal suo bagaglio espressivo, qualora, ad effetto di una auspicabile maturazione nell‘uso della tecnica figurativa, riuscisse a decantare con minore urgenza contenutistica e più raffinato senso compositivo delle motivazioni che — in misura lodevole — sono già parte integrante della sua sensibilità.

DOMENICO VENTURA è invece impegnato in una ricerca espressiva che trae spunto non da circostanze esterne rivissute, ma da una in— troversa, quasi nevrotica visione dell‘uomo in— teso come realtà diacronica. A un‘abilità tecni— ca veramente eccezionale egli aggiunge una in— teressante metodologia « oraziana »: a contenu— ti fortemente polemici, a denunce di fatti uma— ni ora irriverenti ora addirittura blasfeme, egli contrappone delle stesure cromatiche asettiche e morbide, spesso giocate sulle varie e virtuo— sistiche variazioni di densità di un solo colore.

Da questo scaturisce un magnetismo inquietan— te, un sottile senso di disagio, senza dubbio un invito imperioso a guardarsi dentro, a scopri— re un recesso insospettato della nostra natura dove la lubricità si mescola alla miseria istin— tuale. Notevole poi un altro aspetto della pit— tura di Ventura: i preziosismi veristici che ani— mano le sue trovate descrittive non sono che una ironica sottolineatura di una realtà intra— vista e sfuggente all‘esame dei sensi, e ce lo confermano le provocatorie alterazioni dimen— sionali che ci colpiscono al primo impatto con uno dei suoi quadri. Sarebbero scontati i rife— rimenti al Surrealismo pittorico, da Bosch ai moderni; forse anche leggermente arditi se si pensa che Ventura non possiede quella straor— dinaria invenzione di racconto che costituisce il fascino estenuante dei grandi Surrealisti. Un nome contemporaneo però torna subito alla mente: Balthus, con le sue atmosfere torbide, con la sua visione ai limiti della sensualità in— conscia. Sensazioni analoghe, che caratterizzano tutto un filone delle ricerche estetiche moder— ne, si potrebbero ritrovare nelle fotografie di David Hamilton, ma l‘elenco a questo punto si allungherebbe all‘infinito, e a noi ora basta sot— :

tolineare come il messaggio pittorico di Ven— tura si possa accettare o rifiutare in quanto espressione di una concezione fortemente indi— vidualizzata delle cose, ma certamente induce a pensare, e questo fatto — che non ci lasci indifferenti —— è già un grandissimo pregio.

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a cura di NICOLA MARTURANO

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”La Chiesa di S. Antonio ai Cappuccini nel Turismo — nell‘Arte — nella Storia,,

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Dobbiamo essere indubbiamente grati a P. Michele Rutigliano, somasco e docente di ma— terie letterarie nelle scuole medie, se con il suo agile, ma estremamente interessante libret— to «La chiesa di S. Antonio ai Cappuccini, nel turismo — nell‘arte — nella storia » ha ripro— posto il discorso su uno dei più significativi monumenti della nostra storia culturale.

Un discorso che praticamente andava rein— ventato in quanto i vari interventi operati sul— la chiesa dei Cappuccini soprattutto da parte degli studiosi locali erano stati di carattere strettamente filologico, impostandosi infatti tut— ta la questione sul contrasto, che minacciava di sclerotizzarsi, a lungo andare, fra « Idristi » e « Itristi ».

Padre Rutigliano sapientemente aggira il pro— blema, puntando su di una effettiva e neces— saria riproposta del grosso patrimonio artistico conservato nella chiesa. Ed a questo proposito non va dimenticato come i padri Somaschi, or— mai da molti anni a Martina, oltre a svolgere una insostituibile e preziosa opera di caratte— re sociale con la gestione del Villaggio del Fan— ciullo, hanno sempre svolto un‘attenta ed amo: rosa opera di conservazione e di restauro del— l‘intero monumento, che ora si presenta fra i meglio mantenuti dell‘intero patrimonio arti— stico martinese.

Ma torniamo al volumetto di Padre Ruti— gliano, la cui impostazione generale è caratte— rizzata da una chiara volontà di disponibilità verso i più disparati tipi di lettori, come eff— cacemente fa notare Giovanni Caramia nella — sua breve presentazione dell‘opera, destinata « oltre che agli studiosi di storia locale..., ai di P. MICHELE RUTIGLIANO tanti pellegrini e devoti che tuttora attraver— sano la bella vallata... ».

Ma vediamo più da vicino come è struttu— rata l‘opera del padre Rutigliano: egli fa pre— cedere alla parte più propriamente storico—ar— tistica riguardante il monumento, una serie di brevi, ma incisivi capitoletti sull‘« origine dei — trulli », sulla storia martinese, sui precedenti storici della zona in cui sorge la chiesa.

Poi egli affronta decisamente la storia della chiesa e del convento, eretta la prima nel 1590, probabilmente su disegno dello stesso fra An— gelo da Martina, a cui sicuramente si deve la realizzazione della facciata, modificata parzial— mente nel 1698.

Interessanti troviamo gli accenni che Padre Rutigliano fa alla situazione architettonica del— la chiesa, prima dell‘attuale fisionomia datagli dai Cappuccini; essa infatti sorse sui resti ab— bastanza notevoli per estensione, e tuttora re— lativamente visibili, di un antichissimo com— plesso monastico di tipo probabilmente basi— liano. Un insediamento che si sviluppava, ar— chitettonicamente parlando, in buona parte in superficie, e che ricopriva un‘estensione pari all‘attuale superficie occupata dal chiostro e da buona parte del convento.

L‘unica zona più depressa, rispetto al piano generale — dell‘insediamento — basiliano, doveva essere la tanto famosa, ma per altri versi mi— steriosa, cappella da cui i frati asportarono, secondo il racconto dell‘Anonimo, la nota im— magine della Vergine che poi avrebbe dato il nome all‘intera vallata.

Un altro capitolo di grande interesse è sen— za dubbio rappresentato da quello sugli intar— 21

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si che costituiscono l‘aspetto più consistente del patrimonio artistico della chiesa.

Qui Padre Rutigliano analizza il processo di lavorazione seguito dagli intarsiatori del— l‘epoca, che, combinando fra loro legni pregiati diversi, ottennero splendidi effetti cromatici, come ad esempio i paliotti dell‘altare maggio rio, della Madonna d‘Itria, e della cappella Blasi superbamente dimostrano.

Un altro piccolo, ma splendido capolavoro che padre Rutigliano ci propone, è il pul— pitino con intarsi in noce e bosso, che raffi— gurano i segni dello Zodiaco. Gli altari furo— no realizzati intorno al 1750, come viene chia— ramente indicato dalla data intarsiata sulla ba— laustra del coretto.

La chiesa inoltre possiede un relativamente ricco patrimonio pittorico con tele di uno dei più significativi pittori pugliesi del ‘500: Do— nato Antonio d‘Orlando, autore delle tele che ornano il grande Retablo dell‘altare maggiore; poi il Gliri, un eccellente pittore del ‘600, bi— tontino ma naturalizzato martinese, qui pre— sente con una superba Madonna delle Grazie e con altre significative tele. Inoltre abbiamo interventi dovuti forse al Carella e a vari al— tri autori.

Il volumetto si chiude con le glorie del convento; come S. Giuseppe da Copertino, che qui soggiornò dall‘agosto 1620 all‘aprile del 1621; ed altri illustri cappuccini, che fecero della casa martinese un autentico centro di alta spiritualità, come fr. Pietro Marraffa, fr.

Francesco di Gregorio, o Pietro Cito o Gero— lamo Montanaro, definitore e guardiano di questo convento.

Il volumetto, stampato per i tipi di Ange— lini e Pace di Locorotondo, si raccomanda an— che per uno splendido ed inedito materiale fotografico a colori.

Concludendo, quindi, non possiamo non con— gratularci con Padre Rutigliano per questa prova di affetto e di ammirazione per i tesori della nostra terra.

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L‘architetto Eugenio Montuori ha depositato al Comune il pia— no regolatore della Città, aggior— nato secondo le osservazioni de— gli organi tecnici preposti al— l‘esame dello stesso. Ci risulta che il Piano così riveduto sarà presentato al prossimo Consi— glio Comunale, previsto nei prossimi giorni, per l‘approva— zione.

Il Pretore dr. Francesco De Gior— gio, con provvedimento del Con— siglio Superiore della Magistra tura, organo di governo della intera Magistratura italiana, è stato trasferito ad altra sede. Il provvedimento è variamente discusso e interpretato. Il dr. De Giorgio, avverso il provvedi— mento medesimo, che ritiene « immotivato ed — inaccettabile errore » ha presentato ricorso allo stesso Consiglio « per un riesame della vicenda con l‘e— spletamento di indagini che la gravità del caso richiede ». Nel contempo, 35 avvocati, procura— tori e praticanti martinesi, han— no firmato un ordine del giorno in appoggio alla richiesta del dr. De Giorgio mentre sei han— no dichiarato di non dovere interferire nella decisione di un organo di tutela della Magistra tura. La Federazione unitaria dei Sindacati è intervenuta stigma» tizzando il provvedimento adot— tato « su sollecitazione ».

Il Presidente dell‘Istituto Auto— nomo Case Popolari di Taranto, Rag. Roberto Della Torre, ha con— fermato che nell‘anno 1974 nel nostro Comune saranno appal— tate abitazioni per un importo di L. 900 milioni per sessantu— no alloggi, nel programma di 10 miliardi e 320 milioni per com— plessivi 711 alloggi per la inte— ra provincia.

Con il decreto ministeriale 9 novembre 1973 del Ministro per le Finanze la nostra città è sta— ta dichiarata sede della Com— missione Censuaria del Primo distretto della provincia di Ta— ranto. 1 Comuni amministrativi di questo distretto sono: Ca—

Iziario NOÌ

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a cura di L. D‘ARCANGELO stellaneta, Ginosa, Laterza, Mar— tina Franca, Mottola, Palagianel!— lo, Palagiano.

Il Bilancio comunale del 1973, con provvedimento della Giunta Municipale, è stato assestato definitivamente con impiguamen— ti e storni nella misura di 116.757.670.

La Giunta Municipale, preso at— to delle indicazioni della Sezio— ne Decentrata di Controllo su— gli atti degli Enti locali, ha de— liberato di procedere alla modi— fica del vigente regolamento e pianta organica del personale di— pendente, limita*amente all‘or— ganico dei vigili urbani, elevan— done il numero da 23 a 40, fer— mo restando il parametro 126 per il trattamento economico. La Giunta Municipale ha appro— vato ruoli speciali ed ordinari di 2 serie 1973 per tributi comu— nali per gli anni 1974 e prece— denti.

I predetti ruoli comprendono in complesso 9812 articoli per com— plessive L. 73.395.631. Tale im— porto, compresi addizionali ed aggi esattoriali, ha riferimento alle seguenti imposte ed im— porti:

Imposta sui cani L. 94.000; rac— colta rifiuti urbani L. 27.350.025; imposta patente L. 269.400; tas— sa occupazione spazi pubblici L. 1.887.053; sopratasse Lire 462.378; interessi moratori Lire 948.660.

La Giunta Regionale Pugliese, nella sua recente seduta, ha fra l‘altro accolte altre richieste di finanziamenti per opere interes— santi la nostra comunità, da par— te della Amministrazione Comu— nale. Per quanto ci risulta, per notizia dell‘assessore dr. Mon— fredi, sono stati disposti tre di— stinti finanziamenti per le se— guenti opere: L. 200.000.000 per acquedotti e fognatura, L. 20 mi— lioni per mercati e campo boa— rio, L. 30.000.000 per bagni pub— blici.

Formalizzati i provvedimenti de— liberati, il Comune presenterà gli atti tecnici per la realizza zione delle opere medesime.

I lavori per la costruzione di un nuovo edificio scolastico per la Scuola Media, nella nuova zona di espansione (Fabbrica Rossa) sono stati aggiudicati all‘impre— sa dei F.lli Corrente da Martina Franca, nel nuovo esperimento di asta avvenuto il 4 scorso.

Con l‘approvazione del contrat— to d‘asta che ha subito un au— mento del 37,50%, sarà provve— duto all‘inizio dei lavori mede— simi.

Le Sezioni della nuova Scuola Materna nel rione S. Eligio per l‘anno 1974—75 sono state porta— te a 4; all‘uopo, sono stati mes— si a disposizione idonei locali ed attrezzature.

Gabine per Centrali termiche sono in corso di installazione negli edifici scolastici rurali nel— le contrade Ferrari, Specchia Tarentina, Battaglini, con i fon— di della Cassa del Mezzogiorno.

L‘Assessore regionale alla P.I.

e alla Cultura ha deliberato a favore del nostro Patronato Sco— lastico un contributo straordina— rio di L. 4 milioni per l‘acqui— sto di un‘altra autoscuola ed ha aumentato il contributo annuo già concesso da L. 3 a 4 milioni.

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Il mercato—concorso del 4 e 5 dicembre del Cavallo delle Mur— ge e dell‘Asino di Martina Fran— ca, avrà il prossimo 30 gennaio, giorno precedente la tradizio— nale fiera della Candelora, un codicillo. In accoglimento di al— cune richieste di allevatori per il materiale selezionato appro— vato, e rimasto invenduto, e di stallonieri dei centri che all‘e— poca erano stati bloccati o dal— la neve o dallo sciopero degli autotrasportatori, la locale As— sociazione regionale delle due tipiche razze equine ha orga: nizzato, presso il locale Foro Boario, un raduno dei puledri di 30 mesi delle due razze clas— sificate dalle Giurie e disponi— bili ancora per la vendita.

I lavori di sistemazione strada— le in Piazza XX Settembre, Viale d‘Annunzio, Serranuda, Viale Eu— ropa, sono stati, nel secondo e— sperimento di gara affidati al— l‘impresa Giuseppe Valentini di Locorotondo.

Per una maggiore illuminazione pubblica in Viale della Libertà, Corso dei Mille, Via della Sa— nità, Vico 2 Paolotti, sono stati adottati i necessari provvedimen— ti, sia per l‘impiego di lampade di maggiore voltaggio che per il canone dovuto all‘Enel.

L‘organico dei 4 medici scola— stici presso le quattro direzioni didattiche è stato completato con la nomina del Dr. Giambat— tista Ruggieri per il IV Circolo, del dr. Mario Marangi per il Il Circolo. Sono stati confermati per il I Circolo il dr. Eligio Piz— zigallo e per il III Circolo il dr. Vito Petrone. È stato preso atto delle dimissioni volontarie del dr. Giuseppe Pavone dal IV Circolo.

Alla Galleria « Salvatore Basi— le » dal 19 al 30 gennaio, sarà presente Chiara Ferrareis da Molfetta. Il catalogo delle ope— 24

iziario Not

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re esposte è di Pietro De Gio— sa, graditissimo amico della no— stra città. La Ferrareis per l‘al— lestimento della sua prima mo— stra personale ha prescelto la nostra Galleria ed avrà l‘onore della presenza, alla cerimonia dell‘inaugurazione, del Sottose— gretario di Stato alla Difesa on. Michele Pellicani.

Nel settore delle Confezioni il contratto collettivo per le mae— stranze è stato riveduto con l‘ Asli—Conf. con un aumento del— le tariffe concordate in prece— denza del 20%, in due scaglio— ni di tempo. Le tariffe orarie precedenti erano le seguenti, oltre la contingenza: 1° catego— ria L. 529 per gli oltre i 18 an— ni; L. 460 per quelli da 16 a 18 anni. 2° categoria L. 452 per gli oltre 18 anni; L. 401 per quelli da 16 a 18 anni; L. 336,10 per gli inferiori ai 16 anni. 3° cate— goria L. 386,40 per gli oltre 18 anni; L. 324,60 per quelli da 16 a 18 anni e L. 280 per gli infe— riori agli anni 16. 4° categoria L. 328,90 per i superiori agli an— ni 18 e L. 276,90 per gli infe— riori agli anni 18. 5° categoria L. 291,80 per quelli superiori agli anni 18 e L. 234 per quelli in— feriori agli anni 18.

Tale nuovo contratto non ha sod— disfatto la Filtea CGIL (cui a— deriscono circa 300 operai del settore confezionisti), che ave— va chiesto, in sede di trattati— ve, per il salario un aumento uguale per tutti i lavoranti di L. 1.000 sugli attuali salari di fatto e applicazione della con— tingenza secondo i parametri nazionali per la parte norma: tiva una discussione per l‘ap— plicazione graduale del Contrat— to collettivo nazionale.

Per la mancata adesione a tale richiesta il comitato direttivo provinciale della Filtea CGIL ha proclamato uno stato di agita— zione nelle fabbriche, così co— me è stato comunicato in una conferenza stampa.

La tariffa di trasporto noleggio servizio da piazza, bloccata da 10 anni, è stata riveduta come segue: da Piazza XX Settembre in altre piazze del centro abi— tato indicate nella tariffa Lire 800 per corsa; nell‘ambito del territorio comunale Lire 100 al km con un massimo di sosta per mezz‘ora.

Il 12 gennaio scorso in un mee— ting allargato, il Lions Club del— la nostra città, sviluppando pun— tualmente il nutrito programma di temi, annunciato all‘inaugura— zione del nuovo anno sociale, ha proposto all‘attenzione un pro— blema di preoccupante attualità «La crisi di oggi: le sue origini, i riflessi attuali, le prospettive ».

Relatore il sottosegretario al commercio estero sen. Giulio Orlando.

Dopo aver passato in rassegna tutti gli aspetti tecnici della cri— si nelle sue implicazioni nazio— nali, europee e internazionali ed aver sottolineato il gravissimo pericolo insito nella mancanza in seno al MEC di una volontà unitaria sia nel fare fronte alle minacce di recessione sia nel predisporre gli strumenti di di— fesa e superamento, il sen. Or— lando si è soffermato sulle pro— spettive future, e soprattutto sulle responsabilità di quanti operano nell‘ambito economico ad ogni livello. L‘industria ita— liana gode di un alto prestigio di qualità e di notevoli capacità competitive che la possono pro— teggere adeguatamente, tutta— via occorre che tutte le energie pubbliche e private del settore lungi dal temporeggiare o peg— gio disarmare dietro la spinta della sfiducia, si rinvigoriscano incrementando il nostro patrimo— nio produttivo.

È questa la risultanza più si— gnificativa del qualificato mee— ting, che ha accreditato ancora una volta il Lions del ruolo di sensibilizzare la fervida comu— nità locale sui problemi di più grave attualità.

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