Una cronologia di Martina Franca costruita solo su dati con fonte, dalle origini (e da prima) fino a oggi.
dicembre 1510Sequestro di pecore nella Marina di Monopoli nel contesto degli abusi dei martinesi
Nel dicembre 1510 cavalcatori dell'Università di Monopoli sequestrarono 617 pecore tenute al pascolo nella Marina dal fasanese Giovanni Ferrara, nel quadro degli abusi dei martinesi sui pascoli monopolitani.
«Gli abusi dei martinesi, tuttavia, continua- rono a verificarsi: nel dicembre 1510 alcuni ca- valcatori dell’Università di Monopoli seque- strarono seicentodiciassette pecore, tenute alla pastura nella Marina dal fasanese Giovanni Ferrara, che non volle pagare la multa dovuta.»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 96 · Leggi il passo nel testo
gennaio 1555Gennaio 1555: permuta di terre tra il Capitolo di Martina e Iacobo de Fumarola, atto del notaio Dario de Palatio
La permuta fu discussa il 1 gennaio 1555 e l'atto fu rogato il giorno 14 successivo.
«Della permuta si discusse il 1° gennaio 1555
ma l’atto definitivo venne rogato il successivo
giorno 14 dal notaio Dario de Palatio»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 41 del PDF
1556Catasto cinquecentesco di Ceglie del 1556 con i beni di possessori martinesi
Il repertorio del 1603 ricorda almeno quattro catasti cinquecenteschi ormai perduti, uno dei quali del 1556, redatto dal notaio Donato Antonio d'Adamo di Francavilla. Nei catasti di Ceglie i martinesi risultano tra i maggiori possessori di terre. Fonte citata dall'autore: Catasto di Ceglie del 1556 (citato nel catasto del 1603).
«Questi ultimi, ormai perduti, sono citati di so- vente nel repertorio del 1603, nel quale se ne ri- cordano almeno quattro: uno del 1556, redatto dal notaio Donato Antonio d’'Adamo di Franca- villa;»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 31 · Leggi il passo nel testo
1566Il demanio assegnato all'università di Martina e comprato nel 1566 risulta occupato da centinaia di proprietari
Qualche centinaio di proprietari avevano occupato in quegli anni circa 13.400 tomoli del demanio assegnato all'università di Martina e comprato nel 1566.
«qualche centinaio di proprietari avevano occu-
pato in quegli anni ben 13.400 tomoli circa di
demanio assegnato all'università di Martina,
comprato nel 1566»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 22 del PDF
28 settembre 1566L'Università di Martina acquista la bagliva nel territorio verso Monopoli
Il 28 settembre 1566 l'Università acquistò dalla Regia Corte la custodia (bagliva) del territorio verso Monopoli, poi affittata all'asta per 60-100 ducati annui.
«l'acquisto della ba-
gliva nel territorio verso Monopoli da parte del-
l’Università il 28 settembre 1566»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 22 del PDF
1567Masseria Masella: prima notizia storica, 100 tomoli di Antonio Piccoli
Nel 1567 la commissione Gaona percorse la contrada di Sisignano; la masseria era di Antonio Piccoli.
«ri-
monta al 1567, anno in cui essa consisteva in 100 tomoli»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 135 del PDF
maggio 1567Masseria Piscinella: le terre dell'abate Francesco Lentini percorse dalla commissione Gaona
Nel 1567 Lentini, tesoriere della Collegiata, possedeva 100 tomoli, incluso il Parco della Piscinella e una torre.
«il quale nel
1567 possedeva 100 tomoli nella contrada anticamente detta La Murgia»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 170 del PDF
4 ottobre 15884 ottobre 1588: Donato Romanelli acquista le vigne di Santa Maria de l'Idria
Le vigne gravate da censo enfiteutico passarono di mano in mano fino a Donato Romanelli, che le acquistò con atto del notaio Pietro Corrente.
«Donato Romanelli, che le ac-
quistò il 4 ottobre 1588 con atto del notaio Pie-
tro Corrente.
Nel tardo Medioevo la chie»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 27 del PDF
15901590: pezza di Lama Porcara integrata nella Masseria Menzano dai Desiati
Una porzione di Lama Porcara, già nella masseria di Giovanni de Turso censita nel 1567, fu integrata nel 1590 nella Masseria Menzano per acquisto di Giovanni Lorenzo Desiati; la famiglia Desiati vi pagò per secoli la decima alla Badia di San Benedetto.
«poi integrata nel 1590 nella Masseria
Menzano per acquisto fattone da Giovanni Lo-
renzo Desiati e su questa pezza di 5 tomoli la fa-
miglia Desiati corrispose per secoli la decima»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 84 del PDF
1590Il notaio Desiati inizia ad acquisire terre nella contrada Lo Mangiato
Dal 1590 il notaio Giovanni Lorenzo Desiati, con intensa attività negoziale, entrò in possesso di molte terre nell'antica contrada Lo Mangiato, dove si formarono le masserie Mezzane e Mangiatello.
«A partire dal 1590 con un'intensa attività ne-
goziale il notaio Desiati entrò in possesso di
una consistente estensione di terre nell'antica
contrada detta Lo Mangiato»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 81 del PDF
1598Termina il contrasto tra Ceglie e Martina sui pascoli: limite di 2.700 capi
Secondo l'autore gli attriti tra le comunità di Ceglie e Martina cessarono nel 1598, quando l'Università di Ceglie limitò a 2.700 il numero degli animali ammessi a pascolare nel suo demanio. Il sindaco di Martina trasmetteva ogni anno l'elenco dei proprietari.
«Gli attriti fra le due comunità cessarono completamente nel 1598, anno in cui l’Univer- sità di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il numero degli animali che dovessero pascere in territorio demaniale di Ceglie»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 30 · Leggi il passo nel testo
1598Accordo del 1598: limite di 2.700 capi di bestiame martinese nei demani di Ceglie
Gli attriti fra le comunità cessarono nel 1598, quando l'Università di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il numero degli animali ammessi al pascolo nel demanio di Ceglie, con elenco annuale dei proprietari trasmesso dal sindaco di Martina.
«Gli attriti fra le due comunità cessarono
completamente nel 1598, anno in cui l’Univer-
sità di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il
numero degli animali che dovessero pascere in
territorio demaniale di Ceglie»
Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF
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