Cronologia

Una cronologia di Martina Franca costruita solo su dati con fonte, dalle origini (e da prima) fino a oggi.

XIV secolo

1310

Nel 1310 ai martinesi libertà di pascolo nei territori di Mottola, Massafra e Ostuni

Tra le agevolazioni date ai martinesi è ricordata la concessione nel 1310 della libertà di pascolo nei territori di Mottola, di Massafra e di Ostuni.

«la concessione nel 1310 della libertà di pascolo nei territori di Mottola, di Massafra e di Ostuni»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 50 del PDF

15 agosto 1310

Secondo privilegio del 1310 sui pascoli

Filippo d’Angiò assicurò agli abitanti l’esenzione dai diritti di fida dovuti ai baglivi di Ostuni, Mottola e Massafra per il bestiame sui demani.

«Il 15 agosto 1310, inoltre, Filippo d’Angiò emanò un altro privilegio»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025)

1358

Nel 1358 estesa la libertà di pascolo a Taranto, Monopoli, Noja, Matera e Brindisi

La libertà di pascolo concessa nel 1310 fu estesa nel 1358 ai territori di Taranto, Monopoli, Noja (Noicattaro), Matera e Brindisi.

«successiva- mente estesa nel 1358 anche a quelli di Taranto, di Monopoli, di Noja (Noicattaro), di Matera, di Brindisi»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 50 del PDF

gennaio 1359

Permuta di terre in località Le Vocche tra il tarantino Berlingerio de Stayta e il martinese Chicco de Antonio

Un documento del gennaio 1359, contratto di permuta tra il tarantino Berlingerio de Stayta e il martinese Chicco de Antonio, riguarda terre in località Le Vocche in territorio di Martina; è una copia autenticata di inizio Seicento.

«ma un documento del gennaio del 1359 schiude alla ricerca una prospettiva diver- sa, quella della vita pratica quotidiana. Si tratta di un contratto di permuta, sotto- scritto fra il tarantino Berlingerio (o Mringerio) de Stayta e il martinese Chicco de Antonio.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 51 del PDF

XV secolo

anni 1420

Inventario 1420-1434 dei beni di Giovanni Antonio Orsini: la bagliva di Martina amministrata dalla Dogana di Taranto

Martina, in quanto territorio tarantino, rientrava nella bagliva di fuora e nella fida e diffida amministrate dalla Dogana di Taranto.

«da un inventa- rio dei suoi beni risalente al periodo 1420-1434 risulta che la Dogana di Taranto amministra- va la bagliva di fuora»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 15 del PDF

11 aprile 1472

Un martinese vende una mula alla fiera di Bitonto

Alla fiera di Bitonto l'11 aprile 1472 il martinese Damiano de Lentino vendette una mula morella a un abitante di Modugno; il fatto è addotto come indizio delle antiche attività zootecniche della Murgia.

«la rinomata fiera di Bitonto l'11 aprile 1472 il marti- nese Damiano de Lentino vendette una mula mo- rella a un abitante di Modugno.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Sebastiano SCHIAVONE ZOOTECNIA STORICA - Il mulo di Martina Franca, p. 19 del PDF

1479

Transazione del 1479 tra l'abate di San Vito Giovanni Gagliardo e il martinese Nardella

Una transazione del 1479 tra Giovanni Gagliardo, abate di San Vito, e un tal Nardella di Martina; il Nardella si era appropriato di molte terre dell'Abbazia, che dopo un lungo processo ne vide riconosciuti i diritti.

«Una transazione del 1479, intercorsa fra Gio- vanni Gagliardo, abate di San Vito, e un tal Nar- della di Martina offre un utile spaccato sulle li- nee evolutive in atto.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 55 del PDF

1490

I baglivi di Taranto sequestrano il bestiame dei martinesi (1490)

Nel 1490 i baglivi di Taranto presero a esigere la fida sul territorio cittadino e a sequestrare il bestiame dei martinesi, che ricorsero al re. Secondo Greco il re Ferdinando intervenne con lettera del 27 gennaio 1491 e con la provisione della Regia Udienza di Terra d'Otranto del 19 agosto 1491, che obbligò i baglivi a restituire gli animali.

«Nel 1490 i baglivi di Taranto presero ad esi- gere la fida sul territorio cittadino ed a seque- strare il bestiame dei martinesi, che ricorsero al re.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Antonio Vincenzo GRECO VICENDE DI UN SECOLARE CONTENZIOSO - Occupazione dei demani di Taranto da parte degli agrari di Martina, PDF p. 67

XVI secolo

dicembre 1510

Sequestro di pecore nella Marina di Monopoli nel contesto degli abusi dei martinesi

Nel dicembre 1510 cavalcatori dell'Università di Monopoli sequestrarono 617 pecore tenute al pascolo nella Marina dal fasanese Giovanni Ferrara, nel quadro degli abusi dei martinesi sui pascoli monopolitani.

«Gli abusi dei martinesi, tuttavia, continua- rono a verificarsi: nel dicembre 1510 alcuni ca- valcatori dell’Università di Monopoli seque- strarono seicentodiciassette pecore, tenute alla pastura nella Marina dal fasanese Giovanni Ferrara, che non volle pagare la multa dovuta.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 96 · Leggi il passo nel testo

gennaio 1555

Gennaio 1555: permuta di terre tra il Capitolo di Martina e Iacobo de Fumarola, atto del notaio Dario de Palatio

La permuta fu discussa il 1 gennaio 1555 e l'atto fu rogato il giorno 14 successivo.

«Della permuta si discusse il 1° gennaio 1555 ma l’atto definitivo venne rogato il successivo giorno 14 dal notaio Dario de Palatio»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 41 del PDF

1556

Catasto cinquecentesco di Ceglie del 1556 con i beni di possessori martinesi

Il repertorio del 1603 ricorda almeno quattro catasti cinquecenteschi ormai perduti, uno dei quali del 1556, redatto dal notaio Donato Antonio d'Adamo di Francavilla. Nei catasti di Ceglie i martinesi risultano tra i maggiori possessori di terre. Fonte citata dall'autore: Catasto di Ceglie del 1556 (citato nel catasto del 1603).

«Questi ultimi, ormai perduti, sono citati di so- vente nel repertorio del 1603, nel quale se ne ri- cordano almeno quattro: uno del 1556, redatto dal notaio Donato Antonio d’'Adamo di Franca- villa;»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 31 · Leggi il passo nel testo

1566

Il demanio assegnato all'università di Martina e comprato nel 1566 risulta occupato da centinaia di proprietari

Qualche centinaio di proprietari avevano occupato in quegli anni circa 13.400 tomoli del demanio assegnato all'università di Martina e comprato nel 1566.

«qualche centinaio di proprietari avevano occu- pato in quegli anni ben 13.400 tomoli circa di demanio assegnato all'università di Martina, comprato nel 1566»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 22 del PDF

28 settembre 1566

L'Università di Martina acquista la bagliva nel territorio verso Monopoli

Il 28 settembre 1566 l'Università acquistò dalla Regia Corte la custodia (bagliva) del territorio verso Monopoli, poi affittata all'asta per 60-100 ducati annui.

«l'acquisto della ba- gliva nel territorio verso Monopoli da parte del- l’Università il 28 settembre 1566»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 22 del PDF

1567

Masseria Masella: prima notizia storica, 100 tomoli di Antonio Piccoli

Nel 1567 la commissione Gaona percorse la contrada di Sisignano; la masseria era di Antonio Piccoli.

«ri- monta al 1567, anno in cui essa consisteva in 100 tomoli»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 135 del PDF

maggio 1567

Masseria Piscinella: le terre dell'abate Francesco Lentini percorse dalla commissione Gaona

Nel 1567 Lentini, tesoriere della Collegiata, possedeva 100 tomoli, incluso il Parco della Piscinella e una torre.

«il quale nel 1567 possedeva 100 tomoli nella contrada anticamente detta La Murgia»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 170 del PDF

4 ottobre 1588

4 ottobre 1588: Donato Romanelli acquista le vigne di Santa Maria de l'Idria

Le vigne gravate da censo enfiteutico passarono di mano in mano fino a Donato Romanelli, che le acquistò con atto del notaio Pietro Corrente.

«Donato Romanelli, che le ac- quistò il 4 ottobre 1588 con atto del notaio Pie- tro Corrente. Nel tardo Medioevo la chie»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 27 del PDF

1590

1590: pezza di Lama Porcara integrata nella Masseria Menzano dai Desiati

Una porzione di Lama Porcara, già nella masseria di Giovanni de Turso censita nel 1567, fu integrata nel 1590 nella Masseria Menzano per acquisto di Giovanni Lorenzo Desiati; la famiglia Desiati vi pagò per secoli la decima alla Badia di San Benedetto.

«poi integrata nel 1590 nella Masseria Menzano per acquisto fattone da Giovanni Lo- renzo Desiati e su questa pezza di 5 tomoli la fa- miglia Desiati corrispose per secoli la decima»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 84 del PDF

1590

Il notaio Desiati inizia ad acquisire terre nella contrada Lo Mangiato

Dal 1590 il notaio Giovanni Lorenzo Desiati, con intensa attività negoziale, entrò in possesso di molte terre nell'antica contrada Lo Mangiato, dove si formarono le masserie Mezzane e Mangiatello.

«A partire dal 1590 con un'intensa attività ne- goziale il notaio Desiati entrò in possesso di una consistente estensione di terre nell'antica contrada detta Lo Mangiato»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 81 del PDF

1598

Termina il contrasto tra Ceglie e Martina sui pascoli: limite di 2.700 capi

Secondo l'autore gli attriti tra le comunità di Ceglie e Martina cessarono nel 1598, quando l'Università di Ceglie limitò a 2.700 il numero degli animali ammessi a pascolare nel suo demanio. Il sindaco di Martina trasmetteva ogni anno l'elenco dei proprietari.

«Gli attriti fra le due comunità cessarono completamente nel 1598, anno in cui l’Univer- sità di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il numero degli animali che dovessero pascere in territorio demaniale di Ceglie»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 30 · Leggi il passo nel testo

1598

Accordo del 1598: limite di 2.700 capi di bestiame martinese nei demani di Ceglie

Gli attriti fra le comunità cessarono nel 1598, quando l'Università di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il numero degli animali ammessi al pascolo nel demanio di Ceglie, con elenco annuale dei proprietari trasmesso dal sindaco di Martina.

«Gli attriti fra le due comunità cessarono completamente nel 1598, anno in cui l’Univer- sità di Ceglie limitò a duemilasettecento capi il numero degli animali che dovessero pascere in territorio demaniale di Ceglie»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF

XVII secolo

1603

Catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: quarantanove schede di bonatenenti martinesi

Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603 contiene quarantanove schede fiscali intestate a bonatenenti di Martina, possessori di beni in territorio di Ceglie.

«Nel catasto di Ceglie del Gaudo del 1603 com- paiono, oltre alle quarantanove schede fiscali dei citati bonatenenti di Martina»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 41 del PDF

20 giugno 1603

Annotazione del 20 giugno 1603: esonero dalla bonatenenza per partite di bonatenenti martinesi

Sul margine delle schede di alcuni bonatenenti martinesi è riportata una annotazione datata 20 giugno 1603, in base alla quale essi furono esonerati dal pagamento della bonatenenza a favore dell'Università di Ceglie (già versata nel 1603).

«Die 20 mensis iunii 1603 ... de praesenti partita nulla in futurum habeatur ratio,»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 37 del PDF

27 novembre 1635

Le sorelle de Carolis dividono la masseria delle Nere

Camilla e Porsia de Carolis divisero la masseria ereditata con atto del 27 novembre 1635, ripartendosi anche il censo perpetuo a favore del Capitolo.

«cedettero alla divisione del bene ereditato con atto del 27 novembre 1635 per notar Nicola An- tonio de Angelinis»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 136 del PDF

1641

L'Università aumenta di un carlino a tomolo l'imposta sul macinato, devoluto al feudatario

Nel 1641 l'Università aumentò di 1 carlino a tomolo l'imposta sul macinato gravante sui martinesi; l'aumento era devoluto in esclusiva al feudatario.

«sul macinato gravante sui martinesi, da sempre versata all’Università, che nel 1641 l'aveva au- mentata di 1 carlino a tomolo, devoluto in esclu- siva al feudatario.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 61 del PDF

dicembre 1641

Asta dei molini e della gabella del macinato per favorire il trasferimento del duca da Buccino a Martina

Nel dicembre 1641 Angelo Piccoli fa da prestanome al duca Francesco I Caracciolo nell'asta dei molini e della gabella del macinato, alienati dall'Università su proposta del sindaco Pietro Antonio Blasi, per favorire il trasferimento del feudatario da Buccino a Martina.

«aveva fatto da prestanome al duca Fran- cesco | Caracciolo (1628-1655) nell'asta dell’ di- cembre 1641 per l'acquisto dei molini e della ga- bella del macinato»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 84 del PDF

1647

Masseria Cavaruzzo: acquisto da parte dei Domenicani di Martina (1647-1809)

L'azienda restò ai Domenicani fino alla soppressione, poi fu incamerata dal demanio e venduta all'asta.

«dal 1647 al 1809 ai Domenicani di Martina»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 37 del PDF

19 ottobre 1656

I Carmelitani di Martina acquistano la masseria La Bellezza

Il 19 ottobre 1656 i padri Carmelitani di Martina comprarono da Scipione La Bellezza la masseria omonima, con atto del notaio Francesco Paolo Cristofaro. Fonte citata dall'autore: Atto del notaio Francesco Paolo Cristofaro, 19 ottobre 1656.

«Qui nei terreni di Scipione de Lo Scialpo, cen- siti dal commissario Gaona in località Lo Puzzo della Noce, si costituì la masseria La Bellezza, che il 19 ottobre 1656 fu comprata dai padri Carme- litani di Martina da Scipione La Bellezza con at- to del notaio Francesco Paolo Cristofaro.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 98 · Leggi il passo nel testo

novembre 1658

I fratelli Scialpi vendono terre a Reinzano a Francesco Barnaba

Con atti del 21 e 29 novembre 1658 i fratelli Scialpi vendettero a Francesco Barnaba i beni di Reinzano; nello stesso anno il Barnaba aveva già formato la Masseria Monte Tre Carlini.

«Con atti del 21 e del 29 novembre 1658, ri- spettivamente rogati dai notai Francesco Pao- lo de Cristofaro e Luca Antonio Gemma, tali beni furono, infatti, venduti al Barnaba dai fra- telli Scialpi»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 146 del PDF

1661

Prezzo del grano a Martina e Locorotondo: 8 carlini il tomolo

Nell'anno amministrativo 1661-62 il grano si vendeva in Martina e in Locorotondo a 8 carlini il tomolo (circa 44 chilogrammi).

«Nell'anno amministrativo 1661-62, conclu- de il Calianno, il grano si vendeva in Martina e in Locorotondo a 8 carlini il tomolo»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 61 del PDF

15 agosto 1670

15 agosto 1670: piscina del Capitolo concessa in enfiteusi a Pietro Caramia alias Meo

Canone annuo di 40 grana, atto del notaio Francesco Paolo delo Russo.

«Detta piscina venne, in seguito, concessa in enfiteusi perpetua dal Capitolo a Pietro Cara- mia, alias Meo, con il canone annuo di 40 grana per atto del notaio Francesco Paolo delo Russo del 15 agosto 1670»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 43 del PDF

21 gennaio 1672

Prestito della Confraternita del Rosario di Santa Pace a Giovanni Barnaba

Con atto del 21 gennaio 1672 la Confraternita del SS. Rosario, eretta nella Chiesa di Santa Pace, concesse 20 ducati al 10% a Giovanni Barnaba e alla madre, ipotecando terre in Acquarulo.

«del 21 gennaio 1672, infatti, si ricava che la Confraternita del Santissimo Rosario, eretta nella Chiesa di Santa Pace, concesse 20 ducati al censo annuo del 10% a Giovanni Barnaba»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 153 del PDF

1679

Il Convento del Carmine acquista Masseria Monaci (1679-1683)

Passata nel 1809 al Demanio, fu alienata a privati dopo il 1822.

«Carmine di Martina, che l'acquisì fra il 1679 e il 1683»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 144 del PDF

29 ottobre 1680

Transazione tra l'Università di Ceglie e cittadini di Martina Franca per la tassa di bonatenenza

Il sindaco di Ceglie Francesco Nigro stipula una transazione con alcuni cittadini di Martina Franca proprietari di beni nel feudo di Ceglie, per la tassa di bonatenenza; all'atto è allegato l'elenco delle proprietà.

«stipula un atto di transazione con alcuni cittadini di Martina Franca, 29/10/1680 proprietari di beni siti nel feudo di Ceglie per la tassa di bonatenenza»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Archivio di Stato di Brindisi – Miscellanea di Atti Notarili di particolare rilevanza Storico - Sociale secc.XVI - XVIII di Ceglie Messapica, Miscellanea di Atti Notarili di particolare rilevanza Storico - Sociale secc.XVI - XVIII di Ceglie Messapica, fasc. 1680, p. 14 del PDF

1690

I Conventuali di Martina acquistano Masseria Santo Elia dagli eredi Motolese

Acquisto per 271 ducati e 60 grana di 38 tomoli circa, con una vecchia chiesa; la data è incerta fra 1690 e 1692.

«Nel marzo 1690 o 1692 i frati francescani Conventuali di Martina acquistarono»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 190 del PDF

29 luglio 1691

29 luglio 1691: i Paolotti di Martina concedono un prestito di 300 ducati con censo

Atto del notaio Cataldo Antonio Rattico.

«atto rogato il 29 luglio 1691 dal notaio Cataldo Antonio Ratti- co, relativo alla concessione fatta dai Padri Pao- lotti di Martina per un prestito di 300 ducati»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 48 del PDF

1695

Masseria Pompeo pervenuta in eredità a don Pompeo Blasi

La masseria di 220 tomoli, con cinque pozzi, foggia, giardino e chiesa, passò a Pompeo Blasi.

«pervenne in eredità nel 1695 a don Pompeo Blasi»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 178 del PDF

XVIII secolo

21 gennaio 1704

I coniugi Merlini vendono Masseria Le Piazze ai Carmelitani con patto di riscatto

Con rogito del 21 gennaio 1704 Orlando Merlini e la moglie vendettero la masseria ai Padri Carmelitani per 300 ducati, con clausola di poterla riscattare in qualsiasi momento.

«Nel rogito notarile, redatto il 21 gennaio 1704, si specificarono minuziosi patti, notevo- li per la conoscenza delle consuetudini agrarie locali»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 62 del PDF

18 giugno 1708

Vito Antonio Montanaro acquista la masseria già del Capitolo di Locorotondo

Il 18 giugno 1708 il martinese Vito Antonio Montanaro acquistò la masseria di 90 tomoli del Capitolo di Locorotondo in località Li Corrieri o Li Santulli, oggi Contrada Capitolo.

«l'azienda in questione fu acqui- stata il 18 giugno 1708 dal martinese Vito An- tonio Montanaro»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 15 del PDF

15 aprile 1711

Platea dei beni della Mensa arcivescovile di Taranto: masserie di Carabotta

Un inventario del 15 aprile 1711 cita tre masserie dette di Carabotta, una forse Cuoco, formate nell'antico feudo della Selva Tarentina.

«citate in un inventario organico dei beni della Mensa arcivescovile di Taranto (platea), redatto il 15 aprile 1711»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 55 del PDF

15 aprile 1711

Masseria Fascillo (Cupina) in possesso di Giovanni Lorenzo Galeone nella platea del 1711

Liuzzi la identifica con la masseria Cupina, detenuta in enfiteusi dalla Curia di Taranto.

«redatto il 15 aprile 1711; all'epoca era posse- duta dal martinese Giovanni Lorenzo Galeone»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 75 del PDF

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