Cronologia

Una cronologia di Martina Franca costruita solo su dati con fonte, dalle origini (e da prima) fino a oggi.

XVIII secolo

15 aprile 1711

Masseria Manampola: platea della Mensa di Taranto, possesso delle Agostiniane di Santa Maria della Purità

La masseria (Malammolò) era stata donata alle suore da Donato Antonio Salamina e pagava un canone alla Curia.

«redatto il 15 aprile 1711; all'epoca era posseduta dal- le Suore Agostiniane»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 126 del PDF

15 aprile 1711

Masseria Peppuccio (San Giorgio) in enfiteusi a Giovanni Giacomo Angelini nel 1711

La platea della Mensa di Taranto registra il canone versato dal martinese.

«redatto il 15 aprile 1711; all' epoca era posseduta dal martinese Giovanni Giacomo Angelini»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 165 del PDF

15 aprile 1711

Masseria Pizzo Mammarella: possesso del canonico Giovanni Battista Caroli nel 1711

La platea della Mensa di Taranto la cita come Chiusura in località Pezza Mammarella.

«redatto il 15 aprile 1711; all'epoca era posseduta dal sacerdote Giovanni Battista Caroli»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 174 del PDF

15 aprile 1711

Masseria Trazzonara nella platea di Taranto: territorio di Martino Tagliente

Il Liuzzi la identifica con La Trazzonara, nel feudo della Selva Tarentina.

«inventario organico dei beni della Mensa arcivescovile di Taranto (platea), redatto il 15 aprile 1711»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 204 del PDF

1714

Marsilia Fullone dona ai Conventuali di Martina la masseria di Notarianno

La donazione di circa 200 tomoli comprendeva l'attuale Croce Grande e la vicina Croce Chirulla; i frati la tennero fino al 1809.

«Nel 1714, come rivela lo storico Giovanni Liuzzi, la pia benefattrice Mar- silia Fullone donò ai frati francescani Conventuali»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 51 del PDF

6 dicembre 1715

I Domenicani di Monopoli ottengono la licenza di concedere in enfiteusi le terre presso Malvisco

Ottenuta la licenza apostolica il 6 dicembre 1715 e la sentenza della Curia di Monopoli il 29 marzo 1716, i Domenicani ripartirono in centinaia di unità, a censo enfiteutico di 4 carlini a tomolo, terre macchiose in gran parte monopolitane e in parte martinesi, per lo più a coloni alberobellesi.

«Ottenuti, pertanto, la licenza e l'assenso apo- stolico da Roma il 6 dicembre 1715, nonché la sentenza definitiva della Curia Vescovile di Mo- nopoli il 29 marzo 1716»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 70 del PDF

febbraio 1717

Febbraio 1717: il procuratore del duca si oppone alla Sommaria al pagamento dell'allistamento

Il procuratore del duca di Martina compare nel febbraio 1717 davanti alla Regia Camera della Sommaria per opporsi alla richiesta del Regio Fisco di pagamento, dal 1712, di tasse per l'allistamento delle vacche del duca.

«nel febbraio 1717, il procurato- re del duca era comparso dinanzi alla Regia Ca- mera della Sommaria»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 38 del PDF

9 giugno 1718

I Conventuali permutano Sant'Elia con terreni di Donato Antonio Angelini

Lo scambio avvenne con terre in contrada Cacciagualano, in territorio di Taranto.

«Il 9 giugno 1718 i Conventuali permutarono questo loro bene»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 190 del PDF

novembre 1722

Il duca di Martina presenta un memoriale a Carlo VI contro i privilegi della Dogana (novembre 1722)

Nel novembre 1722 il duca di Martina Francesco II Caracciolo si rivolse con un memoriale all'imperatore Carlo VI d'Asburgo. Lamentava che alcuni suoi sudditi, dichiarando alla Dogana di Foggia meno capi di quelli posseduti e affittando terre salde, si sottraessero alla giurisdizione baronale; secondo Palasciano parlava a nome anche di altri baroni. Fonte citata dall'autore: Memoriale del duca Francesco II Caracciolo a Carlo VI, novembre 1722.

«Nel novembre del 1722 il duca di Martina Francesco I1 Caracciolo si rivolgeva con un me- moriale alla Sacra Persona e Cattolica Maestà l’imperatore Carlo VI d'Asburgo.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Italo Palasciano, Transumanza in Terra d'Otranto - Le proteste del duca di Martina contro i vincoli della Dogana, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 35 · Leggi il passo nel testo

1724

La Regia Camera della Sommaria dà ragione al duca di Martina sull'allistamento (1724)

Nel 1724 la Regia Camera della Sommaria diede ragione al duca di Martina Francesco II Caracciolo, stabilendo che non gli spettava pagare l'allistamento, la tassa imposta dalla Dogana sugli animali grossi. In precedenza la stessa Camera gli aveva fatto consegnare, come locato, il documento necessario per acquistare il sale per le pecore. Fonte citata dall'autore: Regia Camera della Sommaria, 1724.

«In seguito, nel 1724 (la giustizia non era ve- loce nemmeno allora), la Regia Camera della Sommaria diede ragione al duca stabilendo che non gli spettava pagare l’allistamento.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Italo Palasciano, Transumanza in Terra d'Otranto - Le proteste del duca di Martina contro i vincoli della Dogana, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 40 · Leggi il passo nel testo

28 aprile 1751

28 aprile 1751: il barone Blasi di Martina vuole vendere la masseria Santo Polo

Il 28 aprile 1751 tre ostunesi attestarono davanti al notaio Baldari che il barone Blasi di Martina, indebitato con il Regio Fisco, voleva vendere la masseria Santo Polo; la vendita andò poi a Lonardantonio Casavola di Martina.

«il 28 aprile del 1751 attesta- no dinanzi al notaio Tommaso Saverio Baldari, che hanno inteso che il signor barone Blasi di Mar- tina vuole vendere la masseria Santo Polo»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Maria Antonietta MORO EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO - Masserie di terre nella Selva di Ostuni, p. 55 del PDF

1753

Dati del catasto onciario di Martina del 1753

Secondo il catasto onciario del 1753, riportato dallo storico Michele Pizzigallo, Martina contava 8.966 anime, di cui 715 massari e addetti al bestiame. Fonte citata dall'autore: Catasto onciario di Martina, 1753 (cit. da Michele Pizzigallo).

«I dati del catasto onciario del 1753, rilevati dallo storico Michele Pizzigallo, ne danno con- ferma: su una popolazione di ottomilanove- centosessantasei anime, settecentoquindici era- no i massari e gli addetti al bestiame;»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 97 · Leggi il passo nel testo

1753

Il Catasto onciario del 1753 documenta il patrimonio zootecnico di Martina

Secondo l'autore il Catasto onciario del 1753 è l'unica fonte utile per conoscere, sia pure per difetto, la consistenza dell'immenso patrimonio zootecnico di Martina a metà del Settecento. Al primo posto per numero vi erano ovini e caprini, 28.961 capi. Fonte citata dall'autore: Catasto onciario di Martina, 1753.

«Il Catasto onciario del 1753 è l’unica fonte utile per conoscere, sebbene stimata per difetto, la consistenza dell’immenso patrimonio zootecnico di Martina a metà del XVIII secolo.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 151 · Leggi il passo nel testo

1753

Catasto Onciario di Martina Franca e artigiani della ceramica

Un saggio di Domenico Blasi su faenzari, rovagnari, cretari e pignatari si basa sul Catasto Onciario di Martina Franca del 1753.

«Faenzari, rovagnari, cretari e pignatari nel Catasto Onciario di Martina Franca (1753)»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Brundisii Res 1989 (1989), p. 9 del PDF

1753

Nel 1753 la formazione del catasto onciario di Martina

Il 1753 è indicato come data di formazione del catasto onciario; in quell'anno i Conventuali possedevano solo quattro stabili urbani.

«nel 1753, data di formazione del catasto onciario, i Conventuali possedevano solo quattro stabili urbani»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 21 del PDF

1753

Nel 1753 i terreni dei Conventuali di Martina assommano a 393 tomoli

Il catasto onciario indica per il 1753 un'estensione di 393 tomoli e 3 stoppelli e una rendita di 308 ducati e 70 grani per i beni del convento francescano.

«le dei terreni nel 1753 assommava a 393 tomoli e 3 stoppelli; la rendita complessiva, detratte le spese di gestione, era di 308 ducati e 70 grani. Alla fine de»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 37 del PDF

1 giugno 1753

Ultimato il catasto onciario di Martina dopo la resistenza dei civili

Il catasto onciario di Martina è ultimato solo il 1° giugno 1753, per il minacciato intervento di un commissario ad acta di nomina regia, dopo la tenace resistenza del ceto dei civili.

«la sua redazione fu ultimata solo il 1° giugno 1753, in seguito al minacciato intervento di un commissario ad ac- ta di nomina regia»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 102 del PDF

1757

Formazione del Catasto di Martina con evasioni dei galantuomini

Il catasto, ordinato nel 1740, fu formato nel 1757; presentava evidenti evasioni e dava un gettito fiscale minore della precedente gabella.

«nel 1757 con la formazione del Catasto (ne era stata ordinata la formazione nel 1740) che presentava evidenti evasioni e dava un gettito fiscale minore di quello precedente (a gabella»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 4 del PDF

5 agosto 1759

Domenicani di Martina acquistano la masseria Volza per 1.713 ducati

Gli eredi degli Angelini detti La Volza vendettero la masseria ai Domenicani di Martina per 1.713 ducati e 33 grana con atto del 5 agosto 1759.

«vendettero la masseria al Monte di Tre Carlini ai Domenicani di Martina per 1.713 ducati e 33 grana, come da atto del 5 agosto 1759»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 158 del PDF

13 settembre 1759

I Conventuali raddoppiano Sant'Elia acquistando 29 tomoli dal Capitolo

L'acquisto avvenne dal Capitolo della Collegiata di San Martino.

«Il 13 settembre 1759 i frati raddoppiarono la superficie di questa loro masseria»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 190 del PDF

9 aprile 1760

9 aprile 1760: il Capitolo concede la fovea a Tommaso de Serio

Concessione in enfiteusi con atto del notaio Michelangelo Cappellaro.

«il 9 aprile 1760 con atto del notaio Michelangelo Cappellaro la concesse in enfiteusi, insieme al suo corso di cir- ca 6 stoppelli (mq 6.387), al locorotondese Tom- maso de Serio»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 43 del PDF

7 maggio 1762

7 maggio 1762: i Conventuali cedono la masseria Cacciagualano a Nicola Casavola

Dopo circa mezzo secolo la masseria Cacciagualano fu ceduta a Nicola Casavola per 821 ducati, 98 grani e 10 cavalli con atto del notaio Francesco Paolo Chiara.

«Dopo mezzo secolo di gestione fu ceduta a Nicola Casavola, possessore di una confinante masseria a Vallenza, per 821 ducati, 98 grani e 10 cavalli. Atto del notaio Francesco Paolo Chiara del 7 maggio 1762. Nel catasto mura- tiano »

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 29 del PDF

5 dicembre 1765

Transazione fra il Capitolo di Martina e i de Carolis sulla chiusura di confine

Atto del 5 dicembre 1765 (notaio Mannarini di Taranto): transazione fra il Capitolo della Collegiata e i signori de Carolis detti La Cattivolla riguardo a una chiusura di confine.

«del 5 dicembre 1765, rogato dal notaio ta- rantino Francesco Nicola Mannarini, riguar- dante una transazione intercorsa fra il Capito- lo della Collegiata di Martina e i signori de Ca- rolis»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 137 del PDF

1766

Nel 1766 l'Abbazia di Crispiano concede in enfiteusi Pretebasile al martinese Giovanni Baratto

Il possedimento di Pretebasile fu concesso in enfiteusi nel 1766 dal titolare dell'Abbazia di Crispiano al martinese Giovanni Baratto, che poco dopo lo cedette al canonico martinese Arcangelo Valente, il quale vi edificò le masserie Valente.

«enfiteusi nel 1766 al martinese Giovanni Barat- to, che dopo poco lo cedette al canonico marti- nese Arcangelo Valente»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 39 del PDF

1768 – 1769

Nell'anno amministrativo 1768-69 l'Università di Martina ha ragione sulle pretese del duca di Ceglie

Secondo l'Anonimo, cronista martinese del secondo Settecento, nell'anno amministrativo 1768-69 l'Università di Martina ebbe finalmente ragione sulle pretese del duca di Ceglie, che tramite il suo affittatore voleva impedire ai martinesi l'antico possesso di immettere animali a pascolare nel territorio di Ceglie. Fonte citata dall'autore: Anonimo, cronista martinese della seconda metà del Settecento.

«Riferisce quest'ultimo che nell’anno ammi- nistrativo 1768-69 l’Università di Martina, fi- nalmente, ebbe ragione sulle capricciose prete- se del duca di Ceglie Annibale Sisto y Britto,»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 31 · Leggi il passo nel testo

1787

La Mappa topografica del territorio di Martina del 1787 registra circa 32.000 capi di bestiame minuto

Un documento statistico-fiscale del 1787, detto Mappa topografica del territorio di Martina, indica un aumento degli ovini e caprini rispetto all'onciario: 32.000 capi, cifra arrotondata e senza ripartizione per specie. Fonte citata dall'autore: Mappa topografica del territorio di Martina, 1787.

«In un documento statistico-fiscale del 1787, detto Mappa topografica del territorio di Martina, si rileva una incremento, rispetto ai dati dell’onciario, del numero degli ovini e dei caprini, bestiame minuto: 32.000 capi, cifra certamente arrotondata e senza ripartizione delle specie.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 152 · Leggi il passo nel testo

22 agosto 1795

Contratto alla Bagliva di Lecce per la masseria Tamburello tra l'erario ducale di Martina e un massaro

Il 22 agosto 1795 presso la Regia Corte della Bagliva di Lecce si stipula l'affitto della masseria e difensa del Tamburello fra il rappresentante della casa ducale, l'erario Giandomenico Barnaba di Martina, e il conduttore Francesco Fedele di Martina; duca è Petracone Caracciolo, settimo di questo nome.

«22 agosto 1795 fra il rappresentante la casa ducale, l’e- rario Giandomenico Barnaba di Martina e il conduttore Francesco Fedele di Martina»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 23 del PDF

22 agosto 1795

Contratto del 22 agosto 1795 tra la casa ducale di Martina e Francesco Fedele per la masseria Tamborrello

Stipulato alla Regia Corte della Bagliva di Lecce tra l'erario Giandomenico Barnaba e il conduttore martinese Francesco Fedele, per sei anni dal 15 agosto 1795.

«22 agosto 1795 fra il rappresentante la casa ducale, l’e- rario Giandomenico Barnaba di Martina e il conduttore Francesco Fedele di Martina»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 23 del PDF

1 settembre 1795 – 31 ottobre 1796

Conto delle entrate zootecniche del duca di Martina (1795-1796)

Secondo un conto dell'archivio ducale citato dall'autore, dal 1° settembre 1795 al 31 ottobre 1796 gli introiti del duca di Martina furono di 17.707 ducati, di cui 1.070 dai bufali, 191 dalle giumente, 1.458 dalle vacche, 1.154 dalle capre e 1.859 dalle pecore. Fonte citata dall'autore: Archivio storico della Casa Ducale Caracciolo-De Sangro (Biblioteca comunale di Martina Franca).

«Da un conto che va dal 1° settembre 1795 al 31 ottobre 1796 risulta che su 17.707 ducati di introiti del duca di Martina, 1.070 ducati proveniva- no dai bufali, 191 dalle giumente, 1.458 da vacche, 1.154 da capre, 1.859 da pecore.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Italo Palasciano, Il patrimonio zootecnico dei duchi di Martina fra il '700 e l'800, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 4, 1981, PDF p. 54

1797

Masseria Fanelli: palmento e locali della vigna costruiti tra 1797 e 1800

I locali accanto alla chiesa servivano alla vasta vigna aziendale.

«costruiti fra il 1797 e il 1800, funzionali alla vasta vigna»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 73 del PDF

1798

1798: il re impone la cessione del quinto delle terre universali ai poveri

Fu imposta la cessione del quinto delle terre universali a favore dei poveri, ma i galantuomini non cedettero nulla; analogo rifiuto nel 1801 su nuovo ordine del re, sollecitato da sollevazioni popolari.

«nel 1798 fu imposto dal re la cessione del quinto delle terre universali a favore de’ poveri, senza che i galantuomini, ormai dive- nuti nobiltà di roba ne cedessero un solo stoppel»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 4 del PDF

29 gennaio 1800

Il 29 gennaio 1800 transazione fra i Conventuali e l'Università di Martina sul diritto civico di pascolo

Dopo il regio editto del 1792, i frati liberarono il terreno ex demaniale di Notarianno dal diritto civico di pascolo con una transazione con l'Università di Martina, e si impegnarono a versarle un tributo annuo di 4 ducati e 80 grani ogni 15 agosto.

«una transazione con l’Università di Martina, conclusa con atto del notaio Francesco Paolo Semeraro del 29 gennaio 1800»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 33 del PDF

XIX secolo

1801

Il visitatore Acclavio conferma le ordinanze Vivenzio sui demani (1801)

Nel 1801, in seguito all'ispezione del visitatore economico Domenico Acclavio, le operazioni di affrancazione dei demani, interrotte dal tumulto del 1798, ripresero con un nuovo decreto. Esso consentiva l'affrancazione dei demani meno la quinta parte, da distribuire ai contadini nullatenenti.

«Ripresero, tuttavia, nel 1801 in seguito all'i- spezione del visitatore economico Domenico Ac- clavio, il quale confermò le ordinanze del Vi- venzio con un nuovo decreto, consentendo l’affrancazione dei demani meno la quinta par- te, da distribuire ai contadini nullatenenti.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 21 · Leggi il passo nel testo

1 agosto 1801

Il 1° agosto 1801 Francesco Fedele riprende in fitto la masseria Tamburrello dalla casa ducale di Martina

Atto del notaio Pasquale Semeraro a Mottola, per sei anni (tre di fermo e tre di rispetto) con canone di 500 ducati; erario del duca era don Nicola Fanelli.

«atto del primo agosto 1801, ro- gato in Mottola dal notaio Pasquale Semera- ro, il martinese Francesco Fedele»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 24 del PDF

27 settembre 1801

Incanto del 27-28 settembre 1801 per la vendita degli alberi del bosco Tamburrello a mastro Pietro di Lonardo, martinese

Aggiudicata l'asta per 950 ducati, con taglio da completare in sette anni per carboni e legnami.

«fra il 27 e il 28 settembre del 1801 fu fatto l’incanto per la vendita e compera delli al- beri di fragne»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 24 del PDF

1805

Mappa degli animali dello Stato di Martina del duca Placido Caracciolo

La Mappa degli animali esistenti nello Stato di Martina per conto del duca Placido Caracciolo, datata 1805, indica: equini 169, bovini 467, bufalini 317, ovini 2.050, caprini 1.443; secondo l'autore il patrimonio ammontava in quegli anni a circa 4.000 capi. Fonte citata dall'autore: Mappa degli animali esistenti nello Stato di Martina per conto di S. E. il sig. Duca D. Placido Caracciolo, 1805 (archivio Caracciolo-De Sangro).

«La Mappa degli animali esistenti nello Stato di Marti- na per conto di S. E. il sig. Duca D. Placido Caracciolo, datata 1805, ci offre un quadro molto preciso della consistenza del patrimonio zootecnico di quell’anno: equini 169, bovini 467, bufalini 317, ovini 2.050, ca- prini 1.443.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Italo Palasciano, Il patrimonio zootecnico dei duchi di Martina fra il '700 e l'800, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 4, 1981, PDF p. 54 · Leggi il passo nel testo

22 aprile 1805

Il sacerdote Francesco Conti acquista quattro masserie dal conte Barnaba

Il 22 aprile 1805 il sacerdote Francesco Conti acquistò quattro masserie per 36.000 ducati dal conte Nicola Tommaso Barnaba. Fonte citata dall'autore: Atto del 22 aprile 1805.

«Con atto del 22 aprile 1805, come s'è accen- nato, il sacerdote Francesco Conti aveva acqui- stato le descritte quattro masserie per 36.000 ducati dal conte Nicola Tommaso Barnaba, en- tratone in possesso da poco più di sei mesi.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, PDF p. 150 · Leggi il passo nel testo

1806

Nel 1806 il reddito imponibile dei beni urbani a Martina è di 86.038 ducati

Nel 1806 il reddito imponibile di beni urbani (industrie e fabbricati) era di 4.870 ducati a Locorotondo, 3.287 ad Alberobello, 5.311 a Cisternino e 86.038 a Martina.

«nibile di beni urbani (industrie e fabbricati) nel 1806 era di 4.870 ducati a Locorotondo, di 3.287 ad Alberobello, di 5.311 a Cisternino e di 86.038 a Martina.»

Economia e lavoroCitato da uno studioFonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Luigi DE MICHELE ECONOMIA E TRASFORMAZIONI DEL TERRITORIO - Le contrade di Locorotondo nel paesaggio agrario della Valle d'Itria, p. 21 del PDF

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